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> Stefano è Morto Di Carcere, I parenti: "Vogliamo la verità"
 
vulcani84
Inviato il: Venerdì, 30-Ott-2009, 00:06
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Stefano è morto di carcere

Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso. Trascorre la notte in caserma e l'indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l'arresto in carcere in attesa dell'udienza successiva. Mentre sono ancora in attesa di vedere il figlio, una settimana fa i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l'autopsia sul corpo di Stefano. E' così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Un'altra morte di carcere.

Il Blog ha intervistato Ilaria e Giovanni Cucchi, rispettivamente sorella e padre di Stefano.

llaria Cucchi: "Stefano Cucchi era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato di Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere."
Blog: "possiamo ripercorrere le tappe di quei giorni? La notte tra il 15 e il 16 ottobre viene fermato dai Carabinieri e viene portato in caserma: da lì i Carabinieri lo portano qui in casa a controllare se.. "
llaria Cucchi: "a perquisire la sua stanza, esatto, dove ovviamente non viene trovato nulla."
Blog: "sostanzialmente trascorre la notte in caserma e poi viene.. "
llaria Cucchi: esattamente. La mattina successiva, verso le dodici avviene il processo per direttissima, dove il giudice ritiene che questo ragazzo debba passare il tempo fino al 13 novembre, data in cui è fissata l’udienza successiva, in carcere e viene assegnato a Regina Coeli.
llaria Cucchi: da quel momento non lo vediamo più. Ripeto: la mattina del processo per direttissima mio fratello aveva già il segno gonfio di botte, da qui è uscito in ottime condizioni.
Blog: "i Carabinieri che cosa vi hanno detto, quando era qui in casa?"
llaria Cucchi: "ci hanno detto di stare tranquilli, perché per così poco sicuramente il giorno dopo sarebbe stato a casa agli arresti domiciliari."
Blog: "poi, quando vi avvisano, arriva una telefonata che dice 'Stefano sta male'?"
llaria Cucchi: "il sabato sera. La notizia successiva l’abbiamo il sabato sera, intorno alle nove vengono i Carabinieri a informarci che Stefano è stato ricoverato d’urgenza presso la struttura del Sandro Pertini: ovviamente i miei genitori si recano immediatamente sul posto e lì viene negato loro alcun tipo di notizia. Nel momento in cui, ingenuamente, mia madre domanda di poter vedere il ragazzo e di sapere quello che aveva, le viene risposto: “assolutamente no, questo è un carcere, tornate lunedì in orario di visita e parlerete con i medici”. I miei genitori tornano il lunedì mattina, all’orario che era stato loro detto, vengono fatti entrare e vengono loro presi gli estremi dei documenti e vengono lasciati in attesa. Dopo un po’ di tempo esce una responsabile, la quale li informa di non poterli fare parlare con i medici, in quanto non è arrivata una certa autorizzazione da parte del carcere. “Comunque tornate, perché deve arrivare quest’autorizzazione e non vi preoccupate, perché il ragazzo è tranquillo”, è stato risposto loro, quando mia madre chiedeva: “ditemi almeno per quale motivo mio figlio è stato ricoverato”. “Il ragazzo è tranquillo”.
Stefano è morto

Il giorno dopo, ovviamente, i miei tornano ...esattamente, il martedì mattina tornano presso la stessa struttura, al reparto carcerario del Sandro Pertini e questa volta non vengono proprio fatti entrare, viene risposto loro al citofono che non possono entrare, perché non c’è l’autorizzazione. Finalmente viene detto loro però che sono loro a dover chiedere un’autorizzazione a Piazzale Gloria, se vogliono vedere il ragazzo: mio padre chiede quest’autorizzazione e la ottiene per il 25.. mi scusi, per il 22, giovedì. Il 22 all’alba mio fratello è morto e mio padre non ha fatto in tempo a vederlo. Sappiamo della notizia della morte di mio fratello dai Carabinieri, che vengono a casa intorno alle 12: 30, le premetto che sembrerebbe che mio fratello sia morto all’alba, vengono intorno alle 12: 30 per notificare a mia madre il decreto con il quale il Pubblico Ministero autorizzava l’esecuzione dell’autopsia in seguito al decesso di Cucchi Stefano. Questo è stato il modo in cui mia madre ha saputo della morte del figlio."
Blog: "da lì in poi come avete fatto per vedere il corpo? All’obitorio vi è stata concessa questa possibilità?"
llaria Cucchi: "inizialmente no, c’è stata negata: dopo alcune insistenze è stata fatta una telefonata al Pubblico Ministero, il quale ha autorizzato che potessimo vederlo, ovviamente dietro a un vetro. Quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo - mi creda - allucinante: mio fratello aveva il viso completamente devastato, era irriconoscibile, aveva un occhio gonfio e un altro sembrava incavato, la mascella sembrava rotta, aveva il viso come bruciato. Il corpo era coperto da un lenzuolo, non so quello che ci fosse sotto."
Blog: "è vero che il magistrato vi ha vietato di fare fotografie al vostro.. "
llaria Cucchi: "ovviamente il nostro consulente ha chiesto di poter fare la documentazione fotografica e le riprese, ma è stato negato. Adesso ci aspettiamo innanzitutto una serie di risposte e che lo Stato ci dica come è potuto accadere che non ci sia stato possibile stare vicini a Stefano nel momento in cui stava morendo. Ci devono spiegare anche perché abbiamo consegnato mio fratello allo Stato, alle istituzioni in una certa condizione di salute ottima e perché ce l’hanno restituito morto. Stefano era un normalissimo ragazzo di 31 anni, lavorava, lavoravamo insieme, lui era un geometra, anche mio padre è geometra e lavoriamo insieme nella stessa struttura. Mio fratello aveva un trascorso in una comunità di recupero per tossicodipendenti, dalla quale era uscito completamente riabilitato, tant’è che lavorava e stava bene, mio fratello stava bene, aveva tanta voglia di vivere e lo posso documentare con le sue lettere, con i suoi messaggi, mio fratello aveva voglia di vivere. In questo momento non sono in grado di accusare nessuno, e il problema è proprio questo, perché non so come sono andate le cose."

Blog: "ci sono state delle interrogazioni parlamentari rivolte al Ministro della Giustizia? Cosa è successo?"
llaria Cucchi: "mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire."
Blog: "per voi questa non è la verità?"
llaria Cucchi: "questa non è assolutamente la verità: forse è parte della verità, ma sicuramente la vicenda non si chiude qui e sicuramente non si spiega la morte di mio fratello."
Giovanni Cucchi: "quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano e è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo.."

Blog: "in che condizioni era il giorno dell’udienza per direttissima?"
Giovanni Cucchi: "il giorno dell’udienza lui.. guardi, Stefano era una persona magra, lei ha visto la foto e perciò si è reso conto.. non tutti forse.. non può apparire.. lui praticamente ha il viso gonfio, il doppio del viso di quello che si vede rispetto all’ultima foto che aveva e poi aveva, sotto gli occhi, dei segni neri, quindi segni evidenti di pugni negli occhi, di botte negli occhi. Si è presentato così alla causa. Però dal punto di vista fisico stava benissimo, si muoveva, il fatto delle vertebre rotte assolutamente non sussisteva, per quanto ho potuto vedere lo escludo al 100%. Stefano si muoveva, camminava, parlava, assolutamente si muoveva come una persona normale e, se ci fosse stato quel problema delle vertebre, per prima cosa avrebbe provato dolore e quindi l’avrei saputo, me l’avrebbe detto, ma a parte quello il suo comportamento era un comportamento normalissimo e conseguentemente lo escludo nella maniera più categorica."
Blog: "è stato l’ultimo giorno che avete potuto vederlo?"
Giovanni Cucchi: "sì, sì, è l’ultimo giorno in cui abbiamo potuto vedere Stefano, esatto. E le assicuro che, nel momento in cui l’ho rivisto, non credevo ai miei occhi: non era possibile che Stefano mi fosse stato presentato in quelle condizioni, non era possibile! Guardi, è una cosa inimmaginabile, per un padre vedere il figlio così, dopo sei giorni che chiede notizie, avere una notizia in quel modo, detta in quel modo, chiedere addirittura - è quasi una beffa! - alla dottoressa che ci è venuta a comunicare all’esterno del carcere la morte di Stefano, dice “ ma potevate chiederlo ai medici?”, ma come?! Sono cinque giorni che veniamo qui a chiedervi e non ci avete fatto entrare! Il secondo, il sabato.. il lunedì siamo andati in carcere e ci hanno fatto entrare, ci hanno preso i documenti, dopo è uscita una sovrintendente e ha detto “ no, mi dispiace, non vi possiamo fare parlare con i medici”. “ Ma guardi che vogliamo solo parlare con i medici, non è che vogliamo parlare con Stefano, vogliamo sapere il suo stato di salute”, “ no, non è possibile, perché deve arrivare il permesso”. Il permesso da dove non si sa, però dice “ guardi, tornate domani, perché domani probabilmente questo permesso sarà arrivato e quindi potrete parlare con i medici”. L’indomani siamo tornati, il piantone non ci ha neanche fatto entrare: ci ha detto soltanto “ io non so niente di questo, per parlare con i medici dovete avere il permesso del colloquio rilasciato dal giudice”. Sono andato il giorno dopo a chiedere il permesso, l’ho ottenuto e poi, il giorno dopo, sarei andato a Regina Coeli a farmelo confermare, perché lì c’è una questione di orari, non si riesce a fare tutto in una giornata. Però mentre tornavo per.. mentre andavo per chiedere questo permesso mia moglie mi ha comunicato che Stefano era morto. Siamo andati a informarci sul perché Stefano è morto e non ci hanno dato nessuna scheda ufficiale, ci hanno solo comunicato verbalmente queste testuali parole: “ si è spento, aveva un lenzuolo sempre sulla faccia, non voleva mangiare, non si voleva nutrire e non voleva le flebo , praticamente si è spento”. Siamo rimasti esterrefatti, allibiti, anche loro vedevo che tutto sommato erano imbarazzati nel rispondere: ci hanno comunicato questo, nessun documento ufficiale, soltanto questa affermazione, 'si è spento'."
Blog: "che ragazzo era Stefano?"
Giovanni Cucchi: "era un ragazzo normale, pieno di vita, allegro, determinato, volenteroso, lavorava, faceva il geometra, aveva tanti progetti, tante ambizioni e ogni tanto me le confidava. Insomma, era un ragazzo che stava in progressione, stava nel pieno assolutamente, era un ragazzo.. ma poi, tra l’altro, aveva un carattere veramente da amico, da amicone, era amico con tutti, voglio dire, non poteva fare la fine ...assolutamente, non poteva fare una fine così, guardi, non mi rassegno a che Stefano abbia fatto una fine del genere, non se lo meritava nella maniera più assoluta, non se lo meritava!"
Blog: "e adesso che cosa vi aspettate?"
Giovanni Cucchi: "ci aspettiamo che si faccia chiarezza, che ci dicano quello che non hanno potuto dirci prima, che ci spieghino con esattezza quello che è avvenuto e i motivi delle percosse, i motivi della morte con precisione: finora c’è stato il nulla, adesso vogliamo sapere tutto!"
Blog: "cosa è disposto a fare per ottenere questo?"
Giovanni Cucchi: "tutto, fino all’ultima goccia di sangue, fino all’ultima goccia di vita io e mia moglie ci batteremo perché si faccia chiarezza su mio figlio!"

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ragazzi se vedete le foto è una cosa allucinante (era un ragazzo magro ma..)...............
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Inviato il: Venerdì, 30-Ott-2009, 15:43
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Satanasso
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nn era uno stinco di santo, xo ora ci vuole chiarezza.....


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vulcani84
Inviato il: Venerdì, 30-Ott-2009, 18:40
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Pm indaga per omicidio preterintenzionale

ROMA - Omicidio preterintenzionale. E' il reato ipotizzato dalla procura di Roma nell'ambito della morte del detenuto Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre scorso nel reparto penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini. Il pm Vincenzo Barba, titolare degli accertamenti procede, per il momento, contro ignoti. Alla base della configurazione dell'ipotesi di reato la tipologia delle lesioni riscontrate sulla salma. Verificare se Cucchi abbia subito lesioni, chi gliele ha procurate e se queste abbiano provocato la morte del detenuto: sono questi gli interrogativi ai quali il magistrato intende dare risposte. Per questo sono già stati sentiti come testimoni alcuni carabinieri della stazione Appio-Claudio in cui Cucchi passò, in una cella di sicurezza, la prima notte, quella tra il 15 ed il 16 ottobre scorsi, in seguito al fermo per detenzione di sostanze stupefacenti. Già sentiti anche alcuni agenti di polizia penitenziaria. Altri dovranno essere sentiti, compreso l'uomo al quale Cucchi cedette l'hashish prima di essere fermato. Il pm Barba attende inoltre l'esito dell'autopsia sull'uomo di 31 anni.

BERSANI: CHIAREZZA SU FATTO SCONVOLGENTE - "Qui ci vuole una parola chiara; il fatto che sta emergendo ha contorni sconvolgenti". Così Pier Luigi Bersani, al termine di un incontro con i leader della Sinistra radicale, ha commentato la morte di Stefano Cucchi.

LA RUSSA: CARABINIERI CORRETTI - Sulla vicenda di Stefano Cucchi, il detenuto morto in ospedale alcuni giorni dopo l'arresto, il ministro della Difesa Ignazio La Russa non ha "strumenti" per dire come sono andate le cose, ma di una cosa, dice, è "certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione". "Non c'é dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo - dice La Russa a Radio Radicale - ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell'Interno, dall'altro al ministero della Giustizia. Quindi non ho strumenti per accertare, ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione".

GARANTE LAZIO: ACCERTARE OGNI PASSAGGIO - "Penso si debba soltanto aspettare l'esito dell'autopsia, che sarà già stato acquisito. L'esame autoptico è fondamentale ai fini tecnici e scientifici per stabilire dove Stefano Cucchi è stato colpito e in che modo. Io continuo a pensare che sia stato colpito fuori dal carcere. E' evidente che lui è arrivato a Regina Coeli già malmesso e se é così, bisogna capire i passaggi che sono avvenuti con le forze dell'ordine". Lo ha detto il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni a CNRmedia a proposito di Angelo Cucchi, di 31 anni, morto nel reparto detentivo dell'ospedale Pertini a Roma. Marroni ha ricordato che "indagini sono in corso per la morte sospetta di Stefano Cucchi, arrestato a Roma per possesso di marijuana, portato a Regina Coeli e pochi giorni dopo morto per cause poco chiare in ospedale. "E' stato malmenato violentemente - ha detto Marroni - Immagino che un tossicodipendente, viene arrestato, portato in un luogo di sicurezza e magari reagisce male, fa resistenza, protesta, le forze dell'ordine avranno reagito. A volte succede, purtroppo succede".

LA FAMIGLIA CHIEDE CHIAREZZA - Ieri i familiari avevano chiesto verità presentando il caso in una conferenza stampa, organizzata al Senato dal presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche l'avvocato dei Cucchi Fabio Anselmo e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson e Renato Farina. Ai presenti sono state distribuite anche le foto del corpo, immagini "drammaticamente eloquenti - ha spiegato Manconi - che danno l'idea del calvario passato da questo corpo". Che agli occhi dei genitori si è presentato, secondo la ricostruzione, con il volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata. "L'atto di morte è stato acquisito dal pm - ha spiegato il legale - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, che possono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui è difficile sapere quando e soprattutto come è morto". Stefano, a quanto conferma il legale, soffriva di epilessia.


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vulcani84
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ROMA - "Stefano Cucchi era in carcere perchè era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto. Ma la verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perchè era di 42 chili". Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del ministri Carlo Giovanardi, intervenuto alla trasmissione "24 Mattino" su Radio 24, non ha dubbi. Non ci sono responsabilità umane nella morte Stefano Cucchi. Quel corpo pieno di lividi e fratture di cui è ancora ignota la causa, quelle cartelle cliniche apparentemente manomesse, quella coltre di dubbi che circonda la morte del ragazzo romano, per il sottosegretario, non significano nulla. Se c'è un colpevole è la droga: "Che ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c'è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così", taglia corto Giovanardi.

Le sue parole provocano la reazione dell'Idv. Che, per bocca del senatore Stefano Pedica, attacca il sottosegretario: "Ha perso una buona occasione per tacere. Non si puo' fare sterile propaganda politica su un ragazzo morto per circostanze ancora tutte da verificare. C'e' un'indagine in corso per accertare la verita' dei fatti su quanto accaduto a Stefano Cucchi e che aspettarne l'esito, prima di dare giudizi gratuiti, significa rispettare il dolore di una famiglia".

(9 novembre 2009)


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Satanasso
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certamente i lividi non se li e fatti da solo...... e le botte degli agenti verranno sempre giustificate perche era un poco di buono

nel 2009 sono morti 148 detenuti nelle carceri, 61 dei quali x suicidio...... allora il problema non e solo di Stefano Cucchi, ma di un intero sistema collassato


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vulcani84
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Vulcani
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giovanardi è una cosa oscena...non è stato lui a fare la legge sulle droghe? cazzo un espertone....

non sapevo che drogarsi porta automaticamente a cospargersi di lividi e lesioni -.- (oppure che a essere magri ci si ricopra di essi)

e poi cmq non mi può venire a dire che è morto perchè drogato. perchè è entrato che stava bene..quindi anche lontanamente è colpa dei medici ma le botte e i lividi glieli han fatti i medici? non sta ne in cielo ne in terra una spiegazione del genere.


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The Head of the Monkey
Inviato il: Lunedì, 09-Nov-2009, 22:43
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Vicino
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Io penso ke 1 persona in quanto tale va rispettata a prescindere da problemi + o meno gravi ke 1 può avere, penso anke ke ad 1 famiglia a cui hai ammazzato impunemente 1 figlio, dovresti almeno fare la somma cortesia di nn sminuire 1 ragazzo di cui nn sai nulla (o poco niente) solo x trovare 1 scusa x 1 tuo errore, e dovresti tacere, ma solo dopo aver strisciato ai loro piedi x chiedere il loro perdono...e poi dovresti vergognarti anke solo di poter aprire gli occhi la mattina.

scandaloso

THoTM


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SE AL MONDO CONTANO I FATTI...+ SIAMO FATTI + CONTIAMO.


è come essere 1 fetta di burro ke si squaglia sopra una specie di enorme pila di frittelle.


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voglio un mondo multietnico x colorare ogni posto ogni giorno
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Flagstone PUNK
Inviato il: Martedì, 10-Nov-2009, 15:46
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Satanasso
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in effetti e proprio vergognoso.....ma ormai sembra la routine....


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Inviato il: Giovedì, 12-Nov-2009, 12:20
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Le esibizioni della band britannica Massive Attack al PalaSharp di Milano e alla Zoppas Arena di Conegliano (Treviso), il 7 e 8 novembre scorsi, sono state aperte con la proiezione delle notizie sull'attualità italiana. Tra i testi più applauditi dal pubblico, la richiesta di verità e giustizia per Stefano Cucchi. Il video, caricato sui social network, sta dilagando su internet grazie al tam tam dei navigatori.

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vulcani84
Inviato il: Mercoledì, 18-Nov-2009, 12:14
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Cucchi: testimone, "Mi disse mi hanno menato"

ROMA - "Mi hanno menato questi stronzi". E' una delle confidenze che il testimone del caso Cucchi, S.Y., 31 anni originario del Gambia, detenuto per droga in una struttura di assistenza per tossicodipendenti, sostiene di aver avuto dal geometra romano il 16 ottobre scorso quando entrambi si trovavano nel tribunale di Roma per la convalida dei loro fermi. La frase è contenuta nella testimonianza resa a verbale ai pubblici ministeri che indagano sul decesso avvenuto il 22 ottobre nell'ospedale Sandro Pertini. Nell'incidente probatorio in programma sabato prossimo davanti al gip Luigi Fiasconaro, il testimone sarà chiamato a confermare non solo quella presunta confidenza, ma anche il resto del suo racconto: ossia di aver notato dallo spioncino della sua cella di sicurezza che alcuni agenti di polizia penitenziaria in divisa stavano prendendo a calci e pugni Cucchi, dopo averlo scaraventato in terra e trascinato nella cella, e di aver successivamente udito lamenti e altri rumori del presunto pestaggio.

AUTOPSIA, SUL CORPO TANTE FERITE ED ECCHIMOSI

Una profonda ferita circolare, ancora aperta, sul polpastrello del pollice della mano sinistra e tante piccole ferite simili tra i capelli, sulle ginocchia, sulla gamba destra che sembrano bruciature di sigaretta. Sono alcuni degli scatti che ritraggono lo stato terribile in cui era il corpo di Stefano Cucchi durante l'autopsia. Una delle foto più crude è quella che mostra il medico legale che apre la bocca del cadavere e si vede sotto il labbro superiore una grande ecchimosi. Le foto del volto in primissimo piano, oltre a quei profondi segni blu-rosso-viola intorno agli occhi, mostrano un grande rigonfiamento tra la palbebra sinistra e il sopracciglio e fanno vedere chiaramente l'osso del naso che sembra fratturato ed ecchimosi sulla mascella e sul collo. Lividi, segni rossi e macchie si vedono anche sulle anche, in particolare quella destra. Un corpo praticamente scarnificato, dove sono evidenti almeno tre tatuaggi: uno grande sul braccio sinistra, uno sulla gamba destra ed uno sul fianco destro. Macchie rosastre, lividi ed ecchimosi blu del possibile pestaggio si mischiano a quelle del cosiddetto "post mortem".

TRASFERITI I TRE AGENTI

L'inchiesta amministrativa del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per far luce su eventuali responsabilità nella morte di Stefano Cucchi non si é ancora conclusa ma - secondo quanto si è appreso - il Dap ha nel frattempo disposto il trasferimento dei tre agenti penitenziari indagati dalla procura di Roma per omicidio preterintenzionale. Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici da oggi non prestano servizio presso il nucleo 'varchi' del Tribunale di Roma, ma sono stati per il momento trasferiti in tre unità differenti: il nucleo aeroportuale di Fiumicino, il carcere minorile romano di Casal del Marmo, il nucleo operativo traduzioni di Rebibbia.

I tre agenti penitenziari - si è appreso successivamente - sono stati trasferiti in via temporanea (tecnicamente si tratta di un 'distacco' dal nucleo del Tribunale di Piazzale Clodio) e per motivi di opportunità, in attesa che si concluda l'inchiesta amministrativa disposta dal Capo del Dap, Franco Ionta. Il distacco dei tre agenti penitenziari indagati dalla procura di Roma sarebbe stato deciso dal provveditore regionale alle carceri del Lazio.

Intanto è durato poco meno di un'ora l'esame, in Commissione d'inchiesta sull'efficienza del Ssn, del dottor Giovanni Battista Ferri, il responsabile dell'ambulatorio della 'Citta' giudiziarià di Roma che il 16 ottobre scorso visitò in tribunale Stefano Cucchi, 31 anni, fermato per droga il giorno prima e morto il 22 ottobre all'ospedale 'Sandro Pertini', in occasione dell'udienza di convalida davanti al giudice monocratico Maria Inzitari. Sul contenuto delle dichiarazioni non è trapelato nulla. Il dottor Ferri, uscendo dall'aula, ha detto: "Mi hanno fatto solo domande tecniche". Il presidente della Commissione, il senatore Ignazio Marino, ha confermato la secretazione degli atti dell'inchiesta "fino al termine delle indagini". La necessità indicata è quella di sentire medici e infermieri che hanno avuto un "contatto fisico" con Cucchi. Marino ha comunque confermato che l'attività della commissione è volta a "capire non tanto se ci sono stati episodi di rilevanza penale, ma sapere se la sanità penitenziaria è garantita ai detenuti allo stesso modo rispetto alle persone che sono libere. La garanzia alla salute è costituzionalmente garantita a tutti". Intanto é stato anche confermato che, alla riesumazione della salma di Cucchi - prevista per il 23 novembre - e al successivo esame della stessa, sarà presente il professore Vincenzo Pascali, direttore dell'Istituto di medicina legale de Policlinico Gemelli di Roma, quale consulente della Commissione. La prossima audizione in programma è quella di un'infermiera del reparto di medicina penitenziaria del carcere di 'Regina Coeli', Gricelda Olivares.

Si svolgerà invece sabato prossimo, alle 10, davanti al gup del Tribunale di Roma, Luigi Fiasconaro, l'incidente probatorio durante il quale si assumerà la testimonianza del testimone oculare del pestaggio ai danni di Stefano Cucchi. Saranno acquisite dalla procura le dichiarazioni del senegalese scarcerato per motivi di sicurezza dal carcere di Regina Coeli. L'uomo, attualmente ai domiciliari in una comunità per tossicodipendenti, ha spiegato di aver visto 'appartenenti alla polizia penitenziaria in divisa colpire Cucchi'', come hanno scritto i pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy. L'incidente probatorio è stato ritenuto da svolgere per particolari ragioni di urgenza e le dichiarazioni del senegalese, che sarà processato il 18 dicembre prossimo per spaccio di droga, saranno assunte come prova nel dibattimento. Sono indagati nell'indagine per omicidio preterintenzionale tre appartenenti alla polizia penitenziaria e per omicidio colposo tre medici del reparto detenuti dell'ospedale Pertini.


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siamo proprio in italia, se la gente muore in carcere, vuol dire ke c'è qualcosa ke nn va, ma perchè nessun cazzo di politico fa qualcosa x cercare di cambaire questa italia, ma pensano solo a loro?
vuol dire ke x cambiare le cose, l'unica cosa da fare è 1 rivolzuione.
ma x fare la rivolzuioone ci vogliono persone disposte a farla e ke si vogliono sbattere x cambair ele cose.
ma visto ke in italia di queste persone, ce ne sono poche, cosa possiamo fare?
cambiare paese?
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vedete.... l opinione pubblica se ne e' gia dimenticata??? l importante e vedere ke un giorno Stasi deve scontare 30 anni di carcere e il giorno dopo e innocente e questo che conta. Magari torneranno a parlare della Franzoni o dell incidente mortale di lady Diana o delle stelline di natale che a milano sono piu grandi di quelle che hanno fatto a perugia. ASSURDITA'


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vulcani84
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se non ho capito male tutti assolti.....


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vulcani84
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Cucchi mori' disidratato, non per le lesioni subite
La Commissione parlamentare d'inchiesta: 'ci sono state responsabilita' dei medici'
17 marzo, ansa.it

ROMA - Stefano Cucchi, il ragazzo romano morto il 22 ottobre all'ospedale Pertini di Roma dopo una settimana di agonia, ha probabilmente subito lesioni, ma la causa diretta del decesso è stata la disidratazione, che ha portato a una eccessiva perdita di peso: 10 chili in sei giorni. E' quanto emerge dalla relazione finale della commissione d'inchiesta sull'efficacia del servizio sanitario nazionale che oggi è stata votata all'unanimità. La relazione che ora sarà trasmessa alla Procura arriverà ora nelle mani del presidente del Senato, Renato Schifani per essere trasmessa alla Procura.

CI SONO STATE RESPONSABILITA' MEDICI - "Sulla vicenda di Stefano Cucchi, ci sono state responsabilità dei medici, nostro compito è quello di individuarle e di invocare una piena, puntuale e completa attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 2008 che indica con chiarezza che chi si trova in stato di detenzione ha gli stessi diritti alla salute di chi non si trova in quelle condizioni".

Lo afferma il presidente della commissione Parlamentare d'inchiesta sull'efficienza del Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino, al termine della votazione finale della relazione sul caso del ragazzo romano morto all'Ospedale Sandro Pertini. Per Marino, inoltre, "qui c'é la sensazione forte della commissione che abbia prevalso la questione degli aspetti cautelativi rispetto a quelli sanitari".

"Ci sono evidenze che il decesso di Stefano Cucchi sia avvenuto qualche ora prima del tentativo di rianimazione, ma non credo che l'intento dei medici sia stato quello di falsificare le cartelle", afferma ancora Marino. "Siamo riusciti a fare un lavoro condiviso, con un voto unanime e questo è importantissimo", spiega aggiungendo che a Stefano Cucchi "sono state probabilmente inferte lesioni traumatiche che però non sono la causa diretta della morte, che invece è avvenuta per disidratazione".

MANCATO MONITORAGGIO SULLE SUE CONDIZIONI - Stefano Cucchi, "dopo aver subito le lesioni ed essere stato ricoverato nel reparto protetto dell'ospedale Sandro Pertini con una procedura del tutto anomala, chiede di parlare con i soggetti sopra citati ma tale colloquio non avrà mai luogo". E' quanto si legge nella relazione finale della commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale che questo pomeriggio è stata votata all'unanimità.

"Cucchi - si legge nella relazione - inizia allora per protesta a rifiutare, almeno in parte, le cure mediche e l'assunzione di cibo e liquidi, rifiuto che lo porterà nel volgere di pochi giorni ai gravi squilibri idroelettrolitici responsabili della morte". In proposito la relazione sottolinea anche che "nessun medico, nella giornata antecedente al decesso, si è probabilmente reso conto che la situazione del paziente aveva ormai raggiunto un punto di non ritorno: così si spiega la mancanza di monitoraggio costante delle sue condizioni e l'omissione di informazioni esaustive circa la possibilità di un imminente evento avverso in assenza di efficace terapia endovenosa".

In tal senso la commissione auspica che l'indagine penale in corso possa chiarire "chi ha inferto le lesioni a Stefano Cucchi, le ragioni di una procedura così anomala per il trasferimento presso la struttura dell'ospedale Sandro Pertini, la responsabilità di chi non ha dato corso alle richieste di colloquio formulate dal detenuto, lasciando così quest'ultimo in una condizione psicologica che ha certamente influito sul rifiuto delle cure, e infine la responsabilità della mancata identificazione prima dell'exitus di una condizione clinica così grave da mettere a rischio la vita".

SORELLA, RELAZIONE DICE CHE STEFANO E' STATO VITTIMA DI PESTAGGIO - "Sono molto soddisfatta perché la relazione parla chiaro: Stefano è stato vittima di un vero pestaggio. Ora spero che sia riconosciuta la preterintenzionalità delle guardie carcerarie e che la Procura tenga conto di questa relazione". Così Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, commenta la relazione finale della Commissione.

"Sono molto soddisfatta - ribadisce la sorella - perché la relazione conferma quanto noi abbiamo sostenuto sin dall'inizio, ovvero che le fratture ci sono e che sono recenti e compatibili con un pestaggio. Ora mi auguro - conclude - che la smettano con tutte le varie insinuazioni e che non ricomincino a parlare di altro come ad esempio di una caduta accidentale".


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lesioni e abuso di autorità per i tre agenti penitenziari accusati del presunto pestaggio di Stefano Cucchi; favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica, a seconda delle singole posizioni, per dieci tra funzionari della pubblica amministrazione, medici ed infermieri dell'ospedale Sandro Pertini in cui il geometra romano morì il 22 ottobre scorso, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga: sono queste le accuse formulate dalla procura di Roma ai 13 indagati per la morte di Stefano Cucchi. I pubblici ministeri Vincenzo Barba e Francesca Loi hanno depositato oggi gli atti del procedimento in base a quanto previsto dall'art. 415 bis del codice di procedura penale. Si tratta della procedura che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati.

I magistrati, alla luce delle risultanze peritali, hanno modificato le originarie ipotesi di accusa che erano di omicidio preterintenzionale per gli agenti ritenuti responsabili del presunto pestaggio avvenuto il 16 ottobre in una cella di sicurezza del Tribunale di Roma, e di omicidio colposo per i medici del reparto penitenziario del Sandro Pertini in cui fu ricoverato Stefano Cucchi.

«Un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d'acqua sarebbe stata una misura idonea ad evitare il decesso» di Stefano Cucchi. La circostanza emerge dall'atto di chiusura dell'inchiesta relativa alla morte del 31enne. Nel provvedimento, in particolare si contesta, tra l'altro, a cinque medici e a tre infermieri di aver omesso «volontariamente di adottare qualunque presidio terapeutico al riscontri di valori di glicemia ematica pari a 40 mg/dl, rilevato il 19 ottobre, pur essendo tale valere al di sotto della soglia ritenuta dalla letteratura scientifica pericolosa per la vita, neppure intervenendo con una semplice misura quale la somministrazione di un minimo quantitativo di zucchero sciolto in un bicchiere d'acqua che il paziente assumeva regolarmente, misura questa idonea ad evitare il decesso».

Secondo l'accusa gli stessi indagati, sempre «volontariamente»: non avrebbero né svolto un «necessario» elettrocardiogramma né una «semplice palpazione del polso» per tenere sotto controllo la brachicardia; non avrebbero comunicato a Cucchi «l'assoluta necessità di effettuare esami diagnostici essenziali alla tutela della sua vita, limitandosi ad annotare gli asseriti rifiuti nella cartella clinica, motivati dalla volontà di effettuare colloqui con un avvocato, circostanza che omettevano di comunicare alla polizia penitenziaria»; non avrebbero trasferito Cucchi in un reparto più idoneo a curarlo; non avrebbero controllato il «corretto posizionamento o occlusione del catetere».

ll medico dichiarò il falso Il medico di turno nella struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre, Flaminia Bruno, nel certificato di morte di Stefano Cucchi «avrebbe falsamente attestato che si trattava di morte naturale, pur essendo a conoscenza delle patologie di cui era affetto, perch‚ ricoverato nel reparto nei cinque giorni precedenti, ricollegabili a un traumatismo fratturativo di origine violenta, che imponeva la messa a disposizione della salma all'autorità giudiziaria».

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