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> Guerra In Siria, Terza Guerra Mondiale?
 
vulcani84
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Guerra in Siria, dagli Usa alla Cina: Mediterraneo già affollato di navi militari
Le forze navali di tutti i Paesi che potrebbero essere coinvolti si stanno schierando in un'escalation che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. Ci sono le navi di Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, ma anche quelle spedite da Pechino

di Enrico Piovesana | 7 settembre 2013

In vista del sempre più probabile attacco americano contro la Siria, Stati Uniti e Russia – ma anche Regno Unito, Francia e perfino la Cina – stanno schierando nel Mediterraneo orientale le loro forze navali in un’inquietante escalation che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. Il cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria, mobilitato a supporto dei caschi blu italiani in Libano, incrocia in un quadrante sempre più affollato di navi da guerra e sottomarini che si spiano a vicenda in attesa dell’ora X in un clima di crescente tensione. Non è chiaro, infatti, come reagirà la sempre più minacciosa flotta russa nel momento in cui scatterà l’attacco Usa.

Le forze navali americane attualmente schierate nel Mediterraneo orientale sono composte da almeno un sommergibile nucleare classe Ohio armato con 150 Tomahawk (i missili da un milione di euro l’uno che verranno lanciati senza risparmio nel first strike, per la gioia dell’azienda produttrice Raytheon e del suo ceo William Swanson, entusiasta sostenitore dell’attacco), da 5 cacciatorpedinieri lanciamissili (Mahan, Ramage, Barry, Gravely e Stout) armati ognuno con almeno altri 50 Tomahawk e dalla nave anfibia da sbarco San Antonio con a bordo 300 marines, che dimostra come l’ipotesi dell’impiego di truppe non sia esclusa dal Pentagono nonostante le rassicurazioni di Barack Obama. Tanto che stanno facendo rotta verso il Medio Oriente anche i due gruppi navali anfibi da sbarco Boxer e Kearsarge con a bordo oltre 4mila marines.

Pronte a entrare nel Mediterraneo dal canale di Suez ci sono anche la portaerei Nimitz con il suo gruppo navale (l’incrociatore Princeton e i cacciatorpedinieri Lawrence, Stockdale e Shoup) e la portaerei Truman con il suo strike group (San Jacinto, Gettysburg, Bulkeley e Mason): entrambe potranno comunque prendere parte all’attacco anche rimanendo nel Mar Rosso.

Poi ci sono le flotte alleate. La Gran Bretagna, nonostante il voto contrario del Parlamento di Londra, schiera nel Mediterraneo orientale la portaelicotteri Illustrious, due fregate (Montrose e Westminster), la nave da sbarco Bulwark con 6 navi da appoggio e soprattutto il sottomarino nucleare Tireless, armato con 130 missili Tomahawk. La Francia - interventista – ha inviato la fregata missilistica Chevalier Paul (versione transalpina dell’Andrea Doria) ed è pronta a far salpare da Tolone la portaerei Charles De Gaulle. A questi vanno aggiunte poi le flotte alleate locali, israeliana e turca, le cui navi e sommergibili incrociano davanti alla Siria in stato di massima allerta.

A questo ingente schieramento navale alleato, la Russia contrappone una flotta altrettanto minacciosa, composta da 4 cacciatorpedinieri (Panteleyev, Neustrashimy e, in arrivo, lo Smetlivy e il Nastoichivy), due navi spia (la Azov e la Priazovye) e sei navi d’assalto anfibie con centinaia di truppe da sbarco (Nevelsky, Shabalin, Perveset, Minsk, Novocherkassk e, in arrivo, la Filchenkov con a bordo, pare, un carico di missili S-300 destinati alla Siria). Nei prossimi giorni entreranno nel Mediterraneo anche l’incrociatore lanciamissili Moskva (che diventerà l’ammiraglia della flotta), seguita nelle prossime settimane da due corvette lanciamissili (Shtil e Ivanovets). Se la situazione dovesse precipitare è previsto anche il dispiegamento della portaerei Kuznetsov e di sommergibili nucleari.

Ma la presenza navale più clamorosa nel Mediterraneo è certamente quella della Cina: nei giorni scorsi la sua nuovissima unità anfibia Jinggang Shan, con centinaia di truppe da sbarco a bordo, è stata vista attraversare il canale di Suez. Pare che Pechino abbia già mobilitato anche altre unità navali non ancora identificate.

Infine, c’è la flotta siriana, che nei porti di Baniyas, Latakia, Minat al Bayda e Tartus ha ormeggiate due vecchie corvette classe Petya di fabbricazione sovietica (Assari e Hirasa), venti motocannoniere sovietiche classe Osa e altre dieci di produzione propria, tre unità da sbarco di fabbricazione polacca, quattordici piccoli pattugliatori e tre dragamine.


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Putin chiama, la Cina risponde, tutti pronti per la Terza Guerra Mondiale
BY ANGELO IERVOLINO – 8 SETTEMBRE 2013

Tutti schierati per scatenare la Terza Guerra Mondiale, ultimo appello del Papa per salvare il mondo.

La prossima settimana si apre il dibattito del Congresso per decidere se sostenere o meno la richiesta del presidente Obama per un attacco limitato contro la Siria. Le navi Russe e Cinesi da guerra presidiano la costa siriana, mentre le truppe iraniane avanzano all’interno del territorio della Siria.

Russia, Cina, Iran, Libano e Siria, contro Stati Uniti d’America, Francia, Turchia, Israele, Arabia Saudita, Qatar e i terroristi alleati degli americani i jihadisti di al-Qaeda Jabhat al-Nusra (Nusra Front), in pratica i responsabili dell’attacco con armi chimiche contro il popolo siriano, queste sono le 11 nazioni che dovrebbero accendere la micca della Terza Guerra Mondiale, se il Congresso americano decidesse per un attacco contro la Siria. Sulla carta nonostante la maggiore potenza navale americana lo schieramento di Putin sembra essere quello vincente. La fase difensiva curata da i sistemi antimissile S-300, S-400 e S-500 rappresentano una barriera contro i missili Tomahawk, difficilmente superabile oltre ai sistemi antimissili cinesi, e anche gli aerei americani avranno vita molto dura per superare le difese russe, cinesi e siriane. Anche perché oltre alle postazioni fisse, lo schieramento navale davanti le coste siriane garantisce uno scudo abbastanza solido per la Siria.

Considerando che le truppe di terra di Assad con l’aiuto delle oltre 4.000 truppe iraniane arrivate in Siria e i libanesi di Hezbollah stanno avendo la meglio, per ora cielo e terra sono in mano a Putin.

Quindi una difesa molto solida che dovrebbe garantire la Siria, almeno per la prima fase degli attacchi americani. La battaglia principale si giocherà in mare, ma le navi americane saranno costrette a giocare da lontano per evitare i missili anti-nave supersonici russi P-800/ Yakhont, che in pratica sono difficilmente intercettabili dalle navi americane che vista la grossa mole avranno anche difficoltà per evitarli. Una battaglia non facile, dove gli americani possono giocare solo la carta di massicci lanci di missili e di aerei contro la Siria. Infatti il Pentagono in questi giorni, sembrerebbe (come hanno riportato molti giornali), che abbia deciso anche l’utilizzo di bombardieri pesanti e Stealth. I B-52 dovrebbero decollare dagli USA, i B-1S invece dovrebbero decollare dal Qatar, non si esclude anche l’utilizzo dei B-2 Stealth di base in Missouri, dotati di bombe a guida satellitare. Quindi le perdite potrebbero essere molto elevate in entrambi gli schieramenti. Nello stesso tempo mentre gli americani attaccano, Arabia Saudita ed Israele dovranno pensare a difendersi, sia dal Libano che ha puntato 500 missili russi Scud contro Israele, e sia dall’Iran che potrebbe usare anche missili Nucleari, e ha già minacciato che effettuerà attentati terroristici contro gli americani in tutto il mondo. Oltre 100 mila volontari iraniani hanno inviato una lettera al presidente della Siria, per chiedere il permesso di essere schierati nella zona del Golan, non è da escludere un attacco massiccio aereo da parte della Russia su l’Arabia Saudita. Le navi russe al largo della Siria sono per ora minimo 20, appoggiate dalla base navale russa situata in Siria precisamente a Tartus, e sono:

2 incrociatori lanciamissili, la Moskva (equipaggiata con 16 missili VULKAN P1000, che volano a soli 40 mt. dall’acqua a mach 2,5 e la testata può essere in titanio con 1000 kg. di esplosivo o nucleare, ne bastano 3 per distruggere una nave portaerei a distanza di 700 km), e la Varyag, specializzate nell’affondamento di portaerei e grandi navi;
1 portaerei, la Kuznetsov;
2 fregate, la Neustrashimy e la Smetlivy;
2 cacciatorpedinieri, l’Admiral Panteleyev e il Nastoichivy (anti-sottomarini);
2 navi da ricognizione, la Azov, e la SSV-201 Priazovye dotata di un sistema di intercettazione e raccolta di informazioni, e di sistemi di difesa antiaerea che era partita dal porto ucraino di Sebastopoli già Domenica scorsa attraverso lo stretto del Bosforo;
4 navi da sbarco la Alexander Shabalin, l’Ammiraglio Nevelsky, la Peresvet, e la Nikolai Filchenkov (con a bordo, pare, un carico di missili S-300 destinati alla Siria);
2 mezzi da sbarco, il Minsk e il Novocherkassk (con 200 soldati e 10 carri anfibi);
2 corvette lanciamissili, la Shttil e la Ivanovets;
1 motovedetta, la Neustrashimy;
1 nave-soccorso, la Foty Krylov;
1 nave cisterna, la Pechenga;
e sommergibili nucleari.

Il comandante della Moskva, il Contrammiraglio Valery Kulikov, dovrebbe assumere il comando operativo della flotta russa nel Mediterraneo.

Oltre alle navi Russe la Cina ha autorizzato minimo 4 unità navali da guerra ad entrare nel Mare Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Le autorità egiziane non hanno opposto alcun veto e anzi, il passaggio degli incrociatori pesanti “Noauio-83“, “Quigb-133” (con attrezzature per oltre 4mila tonnellate), della portaerei “Waishanhu-878” (con 11mila tonnellate di materiali) e della nuovissima unità anfibia Jinggang Shan, con centinaia di truppe da sbarco a bordo è avvenuto con la protezione dell’esercito egiziano e con il blocco del traffico del canale per motivi di sicurezza.

Egitto che potrebbe passare da subito con lo schieramento di Putin, visto i continui disordini interni provocati dai Fratelli Musulmani, dei quali uno dei capi è Malik Obama, fratellastro del presidente americano. Infine, c’è la flotta siriana, che nei porti di Baniyas, Latakia, Minat al Bayda e Tartus ha ormeggiate 2 vecchie corvette classe Petya di fabbricazione sovietica (Assari e Hirasa), 20 motocannoniere sovietiche classe Osa e altre 10 di produzione propria, 3 unità da sbarco di fabbricazione polacca, 14 piccoli pattugliatori e 3 dragamine. In pratica il blocco di Putin dovrebbe schierare oltre 120 mila uomini.

Il video qui sotto mostra la nave da guerra Jinggang shan in azione durante una esercitazione all’inizio di quest’anno.

I risvolti per L’Italia quali potrebbero essere? Se l’Italia si terrà completamente fuori dal conflitto rispettando la nostra costituzione, potremmo salvarci, ma considerando che abbiamo circa 107 basi americane sul territorio Italiano e minimo 70 bombe nucleari, che a breve saranno adattate per essere montate su i famosi F-35, il rischio di attacchi contro le basi americane in Italia è molto elevato. Le regioni più a rischio sono la Sicilia e la Puglia e anche le Regioni dove sono depositate le bombe nucleari. Quindi tutte le città dove si trovano basi americane potenzialmente sono in pericolo. Nel caso in cui il governo italiano decidesse di violare la costituzione ed entrare in guerra al fianco degli americani, sarebbe la nazione europea più esposta di tutte, grazie ai nostri politici che hanno permesso negli anni di far diventare il territorio italiano un deposito di truppe, mezzi e armi americane. Non ci resta che sperare che l’appello del Papa per la pace venga accolto dal congresso americano.

Articolo 11 della Costituzione:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ecco l’elenco delle 107 Basi Usa (Air-Force, Navy, Army, NSA) in Italia:

Le basi USA più conosciute e meno conosciute, da Nord a Sud della Penisola:

Cima Gallina (BZ): Stazione telecomunicazioni e radar dell’USAF. Aviano (Pordenone, Friuli): la 16ma Forza Aerea ed il 31° Gruppo da caccia dell’Aviazione U.S.A., nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Monte Paganella (TN): Stazione telecomunicazioni USAF. Rivolto (UD): Base USAF. Maniago (UD): Poligono di tiro dell’US-Air-Force (USAF). S. Bernardo (UD): Deposito munizioni dell’US-Army. Roveredo (PN): Deposito armi USA. Istrana (TV): Base US-Air-Force (USAF). Ciano (TV): Centro telecomunicazioni e radar USA. Ghedi (BS): Base dell’US-Air-Force (USAF). Montichiari (BS): Base aerea (USAF). Remondò (nel Pavese): Base US-Army. Vicenza: Comando SETAF, Sud Europe Task Force; Quinta Forza aerea tattica (USAF); Deposito di testate nucleari. Camp Ederle (provincia di Vicenza): Q.G. NATO; Comando SETAF dell’US-Army; un Btg. di obici ed Gruppo tattico di paracadutisti USA. Tormeno (San Giovanni a Monte, Vicenza): depositi di armi e munizioni. Longare (Vicenza): importante deposito d’armamenti. Verona: Air Operations Center (USAF). e Base NATO delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni (USAF). Affi (VR): Centro telecomunicazioni USA. Lunghezzano (VR): Centro radar USA. Erbezzo (VR): Antenna radar NSA. Conselve (PD): Base radar USA. Monte Venda (PD): Antenna telecomunicazioni e radar USA. Trieste: Base navale USA. Venezia: Base navale USA. San Anna di Alfaedo (VE): Base radar USA. Lame di Concordia (VE): Base di telecomunicazioni e radar USA. San Gottardo, Boscomantivo (VE): Centro telecomunicazioni USA. Ceggia (VE): Centro radar USA. Cameri (NO): Base aerea USA con copertura NATO. Candela-Masazza (Vercelli): Base d’addestramento dell’US-Air-Force e dell’US-Army, con copertura NATO. Monte S. Damiano (PC): Base dell’USAF con copertura NATO. Finale Ligure (SV): Stazione di telecomunicazioni dell’US-Army. Monte Cimone (MO): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO. Parma: Deposito dell’USAF con copertura NATO. Bologna: Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato Americano. Rimini: Gruppo logistico USA per l’attivazione di bombe nucleari. Rimini-Miramare: Centro telecomunicazioni USA. Potenza Picena (MC): Centro radar USA con copertura NATO. Livorno: Base navale USA. La Spezia: Centro antisommergibili di Saclant. San Bartolomeo (SP): Centro ricerche per la guerra sottomarina. Camp Darby (tra Livorno e Pisa): 8° Gruppo di supporto USA e Base dell’US Army per l’appoggio alle Forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo e nell’Africa del Nord. Coltano (PI): importante base USA/NSA per le telecomunicazioni; Deposito munizioni US-Army; Base NSA. Pisa (aeroporto militare): Base saltuaria dell’USAF. Monte Giogo (MS): Centro di telecomunicazioni USA con copertura NATO. Poggio Ballone (GR) – tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar USA con copertura NATO. Talamone (GR): Base saltuaria dell’US-Navy. La Maddalena-Santo Stefano (Sassari): Base atomica USA, Base di sommergibili, Squadra navale di supporto alla portaerei americana «Simon Lake». Monte Limbara (tra Oschiri e Tempio, Sassari, in Sardegna): Base missilistica USA. Sinis di Cabras (SS).: Centro elaborazioni dati (NSA). Isola di Tavolara (SS): Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della US Navy. Torre Grande di Oristano: Base radar NSA. Monte Arci (OR): Stazione di telecomunicazioni USA con copertura NATO. Capo Frasca (OR): eliporto ed impianto radar USA. Santulussurgiu (OR): Stazione telecomunicazioni USAF con copertura Nato. Perdas de Fogu (NU): base missilistica sperimentale. Capo Teulada (CA): da Capo Teulada (CA) a Capo Frasca (OR): all’incirca 100 km di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70.000 ettari di zone Off Limits: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato. Decimomannu (CA): aeroporto Usa con copertura Nato. Aeroporto di Elmas: Base aerea dell’US-Air-Force. Salto di Quirra (CA): poligoni missilistici. Capo San Loremo (CA): zona di addestramento per la Sesta flotta USA. Monte Urpino (CA): Depositi munizioni USA e NATO. Cagliari: Base navale USA. Roma-Campino (aeroporto militare): Base saltuaria USAF. Rocca di Papa (Roma): Stazione telecomunicazioni USA con copertura NATO. Monte Romano (VT): Poligono saltuario di tiro dell’US-Army. Gaeta (LT): Base permanente della Sesta Flotta USA e della Squadra navale di scorta alla portaerei «La Salle». Casale delle Palme (LT): Scuola telecomunicazioni NATO su controllo USA. Napoli: Comando del Security Force del corpo dei Marines; Base di sommergibili USA; Comando delle Forze Aeree USA per il Mediterraneo. Napoli-Capodichino: Base aerea dell’US-Air-Force. Monte Camaldoli (NA): Stazione di telecomunicazioni USA. Ischia (NA): Antenna di telecomunicazioni USA con copertura Nato. Nisida: Base US-Army. Bagnoli: Centro controllo telecomunicazioni Usa per il Mediterraneo. Agnano (nelle vicinanze del famoso ippodromo): Base dell’US-Army. Cirigliano.(NA): Comando delle Forze Navali USA in Europa. Licola (NA): Antenna di telecomunicazioni USA. Lago Patria (CE): Stazione telecomunicazioni USA. Giugliano (vicinanze del lago Patria, Caserta): Comando STATCOM. Grazzanise (CE): Base saltuaria USAF. Mondragone (CE): Centro di Comando USA e NATO sotterraneo antiatomico. Montevergine (AV): Stazione di comunicazioni USA. Pietraficcata (MT): Centro telecomunicazioni USA/NATO. Gioia del Colle (BA): Base aerea USA di supporto tecnico. Punta della Contessa (BR): Poligono di tiro USA/NATO. San Vito dei Normanni (BR): Base del 499° Expeditionary Squadron; Base dei Servizi Segreti: Electronics Security Group (NSA). Monte Iacotenente (FG): Base del complesso radar Nadge. Brindisi: Base navale USA. Otranto: Stazione radar USA. Taranto: Base navale USA; Deposito USA NATO. Martina Franca (TA): Base radar USA. Crotone: Stazione di telecomunicazioni e radar USA/NATO. Monte Mancuso (CZ): Stazione di telecomunicazioni USA. Sellia Marina (CZ): Centro telecomunicazioni USA con copertura NATO. Sigonella (CT): importante Base aeronavale USA (oltre ad unità della US-Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’US-Air-Force: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una!). Motta S. Anastasia (CT): Stazione di telecomunicazioni USA. Caltagirone (CT): Stazione di telecomunicazioni USA. Vizzini (CT): Diversi depositi USA. Isola delle Femmine (PA): Deposito munizioni USA/NATO. Punta Raisi (Aeroporto): Base saltuaria dell’USAF. Marina di Marza (RG): Stazione di telecomunicazioni USA. Monte Lauro (SR): Stazione di telecomunicazioni USA. Sorico: Antenna NSA. Augusta (SR): Base della VI Flotta USA e Deposito munizioni. Centuripe (EN): Stazione di telecomunicazioni USA. Niscemi (Sicilia): Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione US-Navy). Trapani: Base USAF con copertura NATO. Pantelleria: Centro telecomunicazioni US-Navy e Base aerea e radar NATO. Lampedusa: Base della Guardia costiera USA; Centro d’ascolto e di comunicazioni NSA.


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Siria: a colloquio con Mimmo Srour, ingegnere siriano che vive in Italia

(di Clara Salpietro) – “La Siria sta pagando un prezzo altissimo per una partita che serve a stabilire nuovi equilibri mondiali e in Italia la verità non viene detta, viene raccontata un’altra realtà”. E’ quanto afferma Mimmo Srour, siriano,ingegnere, ex assessore della Regione Abruzzo e della Provincia dell’Aquila, ex sindaco di Sant’Eusanio Forconese, comune in provincia de L’Aquila.

Srour è nato a Nakib, in Siria, dove è rimasto fino al momento di intraprendere gli studi universitari. Il suo vero nome è Mahmoud ma tutti lo chiamano “Mimmo” fin da quando venne in Italia, nel 1969, per laurearsi in Ingegneria presso l’Università dell’Aquila, città dove ha deciso di restare mettendo sù famiglia.
Mimmo Srour conosce bene la Siria e anche in questi momenti così delicati e complessi continua ad essere in contatto costante con persone, che ricoprono vari incarichi, che vivono in Siria. L’aspetto che mette in evidenza e che non riesce ad accettare riguarda l’informazione di parte che viene portata avanti in Occidente. “Un po’ di tempo fa alcuni giornalisti italiani, di giornali anche blasonati, sono andati in Siria – afferma – e una volta tornati nessun giornale gli ha dato la possibilità di scrivere e raccontare quello che avevano visto. E’ stato imposto il silenzio su quanto sta accadendo in Siria”.

Secondo lei cosa sta accadendo in Siria?
Io sono convinto che tutto è già stato scritto da parecchio tempo. Chi è attento a quello che succede in Siria, queste cose le ha sentite e lette tempo fa, da tanto si parla di Grande Medio Oriente, di disordine creativo. Hanno promesso queste cose a tutto il bacino del Mediterraneo. Vi sono in atto nuovi equilibri mondiali, in cui la Russia aspira ad un ruolo diverso rispetto a quello che ha assunto negli ultimi anni, dopo il crollo del muro di Berlino e dell’Unione sovietica. Dietro la Russia sembra che ci sia la Cina, ma anche Brasile, India e Sudafrica, cioè i cinque Paesi che compongono il BRICS. Credo che la Siria stia pagando questo prezzo e per questo si sta combattendo una guerra. Il Times ha scritto che quelli che combattono in Siria in realtà sono tutti mercenari, combattono dietro un compenso pagato dai Paesi del Golfo. E’ vero che in Siria ci sono dei problemi, tra cui la corruzione, però questo non c’entra niente con quanto sta accadendo, i Paesi del Golfo hanno voluto approfittare della situazione difficile per arrivare ad un loro obiettivo. Basta guardare la carta geografica e leggere cosa sta succedendo in questi giorni in Pakistan, in Afghanistan dove sappiamo chi c’è, in Iran, in Iraq e in Siria che diventa la porta verso il Mediterraneo. Il “cambio del regime” in Siria è una parola d’ordine e solo le parole d’ordine si rispettano in questo modo: con il silenzio. Nessuno dice, nemmeno per dovere dell’informazione, cosa fa una parte e cosa sta facendo l’altra. Si stanno verificando atti di puro terrorismo, come l’attentato che è successo a Damasco. Non capisco perché se il ministro della Difesa e il viceministro sono colpevoli allora li portiamo a processo, altrimenti li uccidiamo con le bombe. Oggi in Siria non si può viaggiare da una città all’altra perché c’è il rischio di essere sequestrati e in base alla carta d’identità pure uccisi. Ci sono delinquenti di professione che hanno costituito le loro bande, fermano e uccidono.
Da un lato c’è la Russia e dall’altro lato chi c’è?
C’è l’Arabia Saudita, il Qatar, tutti i Paesi del Golfo, e la Turchia, Paesi che pagano. Poi c’è l’America e tutto l’Occidente tra cui l’Inghilterra, la Francia, che sta cercando di riacquistare un ruolo da protagonista ma sta facendo solo danni, che forniscono armi, strumenti, attrezzature, tecnologie. Tutti abbiamo l’obbligo, il dovere di difendere la laicità della Siria, la tolleranza della Siria. In Siria il 40% della popolazione sono minoranze: Sunniti, Sciiti, Alawiti, Drusi, Cristiani Ortodossi, Cristiani di rito Orientale e Occidentale e si trovano ben quattro etnie diverse: arabi, curdi, armeni e drusi. Convivono insieme 19 confessioni religiose, questo era un modello che andava salvato e salvaguardato. Non è possibile giustificare quanto sta accadendo solo perché non fa comodo avere Assad, perché bisogna dare vita al grande Medio Oriente. Una donna in minigonna fino a qualche tempo fa poteva andare alle 3 di notte in una qualunque via di Damasco da sola e non le sarebbe successo niente. Nel giro di 18 mesi siamo arrivati che nessuno può uscire da casa.
Lei ha contatti con persone che si trovano in Siria?
Ho contatti continuamente e la gente è terrorizzata, impaurita, la gente non capisce perché questo odio contro il popolo siriano, la gente non riesce a comprenderlo. Addirittura noi che difendiamo le minoranze, in Siria abbiamo abbandonato anche i cristiani. Bisogna ricordare a tutti che il cristianesimo è nato in Siria seicento anni prima dell’Islam. La Siria non è un paese qualsiasi, ha una storia alle spalle. Ha dato alla Chiesa cattolica quattro Papi, ha dato imperatori all’Impero Romano. Io dico che quanto sta accadendo non è comprensibile. Dove sta la primavera di cui parlano tutti? Questo è un “inverno gelido”, non una “primavera”. Dove sta in Libia, in Egitto? La primavera consiste nel consegnare la sponda Sud del Mediterraneo all’Islam politico e in alcune occasioni integralista? Significa che non abbiamo capito nulla. Io ho dedicato la vita per il dialogo nel bacino del Mediterraneo, per creare non una frontiera, ma un ponte di dialogo e invece stiamo lavorando per consegnare, malgrado la volontà popolare, la Siria alle monarchie assolute. In Arabia Saudita una donna non può uscire di casa da sola, deve essere accompagnata da un uomo, non può guidare la macchina, non c’è un Parlamento, non si vota nemmeno per un condominio. Nel Qatar la stessa cosa. Possono essere protagonisti di una “primavera democratica” questi Paesi che sono monarchie assolute? A chi vogliono farlo credere.
Tempo fa è stato detto che l’Emiro del Qatar vuole diventare il leader di un grande movimento islamico del Medio Oriente….
Appunto e noi dobbiamo aspettare un po’ di tempo per vedere cosa succederà. Adesso c’è questo baratto, ma poi vedrete cosa succederà. Certo che la Siria deve essere cambiata, tutto quello che vogliamo, ma non è questa la strada, non si può perseguire la strada libanese dove uno uccide l’altro, dove si uccide il vicino di casa con il quale prima erano stati condivisi momenti belli. Non capisco nemmeno questo silenzio che è stato imposto, non si dice cosa sta accadendo in Siria, questa Europa che non vale più niente, è un’Europa che ha dimenticato il suo passato, lo sta barattando.
Assad è stato sempre descritto come una persona diversa dal padre, molto più aperto. Qual è il suo commento?
Ma a chi vogliono far credere che questo ragazzo sia un dittatore. La Siria è un paese che ha una Costituzione e un Parlamento da almeno 60 anni. Assad è uno che accompagna i figli a scuola, ha studiato all’estero, è un oculista, e in fondo non voleva neanche fare questo mestiere, si è trovato al posto del padre probabilmente a causa della morte del fratello. Veramente è incredibile quello che avviene e come sta accadendo, tutto quello che sta accadendo in Siria è stato progettato e scritto anni fa dai neoconservatori americani e adesso Obama lo sta mettendo in atto, credevamo che lui era diverso e invece non lo è per niente. Se è vero che l’obiettivo sono le riforme, ci sarà un modo per far sedere tutti attorno a un tavolo e discutere del futuro della Siria. E’ necessario mettere le bombe? Le infrastrutture in Siria sono state demolite, stanno riducendo il Paese all’età della pietra. Le ferrovie non esistono più, tutti i ponti ferroviari sono stati fatti saltare. Le centrali elettriche sono state distrutte e metà paese è stato ridotto al buio. Distrutti anche gli oleodotti, c’è una carenza di gas e le famiglie non possono cucinare e in inverno non potranno riscaldarsi. Ma perché tutto questo? A cosa serve, se non a distruggere un paese.
Cosa dobbiamo aspettarci?
Il problema non è Assad. Se per un motivo qualsiasi Assad venisse messo fuori, la Siria si divide, gli alawiti e i cristiani della costa vanno per conto loro, i drusi della zona confinante con la Giordania se ne vanno da soli, i curdi andranno da soli. Sarà guerra civile vera. Noi oggi dobbiamo sperare nel buon senso di qualcuno, che è l’Occidente da una parte e la Russia dall’altra, che rinuncino ai loro progetti e lascino stare il popolo siriano a discutere del suo futuro. Solo con il dialogo e non con le armi si può risolvere tutto. La Russia vuole la sua base a Tartus, vuole ostacolare questo grande Medio Oriente perché nella parte sud della Russia ritorna la cintura di ferro e la Russia non accetterà mai questo. Già non digerisce la stazioni radar in Turchia e in Polonia. Sapendo tutto questo perché devono portarci verso una guerra. E’ una pazzia quello che sta avvenendo. L’unica cosa che possiamo fare è di costringere il regime e gli oppositori, che sono tanti e a cui è difficile dare una identità, a ragionare del futuro della Siria. La Siria è un paese di tolleranza e noi non possiamo buttarlo nella guerra civile come si sta facendo.
Sul sito Siriatruth che è un sito dell’opposizione, un’opposizione diversa dalle altre, laica, c’è scritto che chi ha messo la bomba nel quartier generale della Sicurezza Nazionale siriana è il segretario del presidente Assad, che non ha niente a che fare con l’opposizione ma è un uomo dei servizi segreti americani. E dopo l’attentato si è rifugiato nella casa dell’ambasciatore americano a Damasco. Questa è una notizia che arriva dall’opposizione. Ma è possibile che se uno Stato o un governo non ci piace noi lo buttiamo giù, ma non democraticamente. Se tutti fossero stati sinceri allora dovevano far votare il popolo siriano, sotto controllo internazionale, e si vedeva cosa voleva questo popolo. Se il popolo non votava per Assad, allora lo si mandava via. Nessuno ha scritto la notizia che Assad ha anche cambiato l’articolo 8 della costituzione così come gli era stato chiesto, nessuno ha detto niente. Ultimamente in Siria sono nati 20 partiti nuovi anche di opposizione ma nessuno lo dice, perché l’obiettivo sono gli equilibri internazionali e la Siria fa parte di questo scacchiere, in nome di una “primavera” che non c’è stata.
attentato
Cosa pensa del Piano di pace di Kofi Annan?
Si è capito subito che questo Piano non poteva avere un seguito, perché quando la Lega Araba, e sappiamo chi è oggi la Lega Araba, ha mandato i suoi osservatori questi hanno scritto qualcosa di diverso rispetto a quello che avrebbero voluto leggere questi monarchi arabi e cosa è successo: gli osservatori sono stati mandati a casa. Kofi Annan è più tosto e si sta muovendo meglio, in quanto sta coinvolgendo la Russia in modo più forte, certamente non è detto che ci riuscirà ma prima di mettere da parte il Piano passerà un po’ di tempo.
Pensa che ci sarà un intervento militare?
Questo lo vogliono fare già da molto tempo, l’unica cosa che lo impedisce è la forza missilistica siriana, in quanto la Siria si prepara da sempre, e questo è un altro male, ad un’altra guerra con Israele. Di conseguenza la Siria ha un esercito organizzato, è un Paese che non si può paragonare alla Libia. Inoltre la preoccupazione dei Paesi occidentali è quella di giustificare con l’opinione pubblica l’invio dei soldati in Siria. L’opinione pubblica non sopporta i troppi morti come è successo in Iraq, allora solo per questa paura stanno cercando di indebolire l’esercito siriano e poi fanno l’attacco. Non hanno fatto l’attacco tempo fa perché in Siria c’è un esercito organizzato e certamente sanno che ci vuole del tempo per indebolire e rendere meno reattivo l’esercito siriano. In Iraq i Paesi occidentali hanno fatto una guerra in base ad una bugia e chi ha mai chiesto conto su tutto questo, sono morti un milione di iracheni e nessuno si è preoccupato, tanto sono iracheni e possono morire. In Libia sono morte 40 mila persone e nessuno ha detto niente.
Cosa dovrebbe fare il governo italiano?
Il governo italiano non è in grado di fare nulla, ogni tanto gli dicono di fare qualche dichiarazione perché in tutta questa vicenda c’è il gioco delle parti.
Qual è la sua speranza?
Spero che il popolo, non il governo, italiano non rimanga inerme di fronte a tutto questo, ma pretenda di conoscere la verità e di sentire tutte e due le campane e non una sola, di far passare notizie per potersi formare un’opinione. Per farsi un’opinione bisogna leggere tutto e non solo una parte. L’attentato a Damasco è stato riportato come un atto eroico e mi sta bene che lo dicono, però devono dire anche il resto, non solo una parte. Abbiamo il diritto come popolo italiano di formarci un’opinione, l’informazione non può essere a senso unico. E’ impossibile che la televisiva siriana in arabo “Addounia”, laica, viene oscurata in Europa, parlo di una Tv libera, e invece trasmettono decine e decine di stazioni televisive salafite, che notte e giorno incitano alla morte, all’assassinio. E’ possibile questo in una Europa che ha conosciuto l’Illuminismo? Eppure avviene, avviene nel XXI secolo. Il colonialismo del XIX e XX secolo era molto moderato, più dolce, rispetto a quanto sta accadendo oggi.


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Clash314
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Ora io dico una cosa semplice Obama tiene a casa sua il premio nobel per la pace lo deve restituire non ne è degno. In più john kerry da attivista contro la guerra nel vietnam è diventato guerra fondaio potrebbe avere un pò di coerenza. L'italia che ruolo avrà come paese a confine con i paesi arabi? Gli daremo come al solito le basi agli americani? a me interessano questi fatti!!


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vulcani84
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QUOTE (Clash314 @ Domenica, 08-Set-2013, 20:30)
L'italia che ruolo avrà come paese a confine con i paesi arabi? Gli daremo come al solito le basi agli americani?

e cosa vuoi che facciano nel caso? <_<


Intervista di Piccinin
"Non è stato il regime di Assad a usare le armi chimiche"
La testimonianza dell'insegnante belga detenuto assieme al giornalista. "Domenico ha subito due false esecuzioni"

Bruxelles, 09 Settembre 2013

Non è il regime di Bashar al Assad il responsabile dell'attacco con armi chimiche del 21 agosto scorso, a seguito del quale gli Stati Uniti potrebbero intervenire militarmente in Siria. E' la convinzione espressa da Pierre Piccinin, rilasciato ieri insieme a Domenico Quirico. "E' un dovere morale dirlo - ha affermato, parlando con la radio Rtl - Non è il governo di Bashar al-Assad ad aver utilizzato il sarin o altri gas alla periferia di Damasco". L'insegnante 40enne ha poi ammesso quanto "gli costi dire" tutto cio', perche' "dal maggio del 2012 sostengo fortemente l'Esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia". 'E' un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco''. Così Pierre Piccinin alla radio RTL-TVi, dicendo di avere sorpreso una conversazione tra ribelli in proposito insieme a Domenico.

Piccinin e Quirico ne sono ''certi'' perchè lo hanno sentito in ''una conversazione che abbiamo sorpreso'' tra ribelli, ha affermato l'insegnante belga. Piccinin aggiunge che ammetterlo ''mi costa perchè da maggio 2012 sostengo con decisione l'esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia''. ''Per il momento'', però, ''per una questione di etica Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire (i dettagli di) questa informazione'', ha affermato Piccinin facendo riferimento all'interrogatorio di Quirico in programma oggi e al suo quotidiano. ''Quando la 'Stampa' riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch'o in Belgio'', ha spiegato l'insegnante belga. Piccinin racconta quindi che, quando lo scorso 30 agosto lui e il giornalista de 'La Stampa' hanno sentito dell'intenzione degli Usa di agire in seguito all'uso, attribuito al regime, delle armi chimiche ''avevamo la testa in fiamme'', perché ''eravamo prigionieri laggiù, bloccati con questa informazione e per noi era impossibile darla''.

Domenico Quirico ''ha subito due false esecuzioni con una pistola''. Lo ha rivelato l'insegnante belga Pierre Piccinin, il suo compagno di prigionia, alla radio Bel RTL. L’insegnante ha anche raccontato di aver tentato di fuggire due volte insieme a Quirico durante la loro prigionia in Siria. Una di queste volte, dopo due giorni di fuga, sono stati ricatturati e puniti ''in maniera molto pesante'' per il gesto.

Abbiamo cercato di scappare due volte -ha detto Piccinin a Rtl- Una volta siamo riusciti ad andare abbastanza lontano. Abbiamo approfittato della preghiera, ci siamo impadroniti di due kalashnikov e abbiamo lasciato l'edificio. Per due giorni abbiamo corso nella campagna prima di venir ricatturati e venir puniti molto seriamente per questo tentativo di evasione".

I rapitori ''ci trattavano come occidentali, cristiani, con grande disprezzo'' ha raccontato Piccinin alla Stampa. ''Certi giorni non ci davano nemmeno da mangiare'', ha aggiunto Piccinin il quale ha raccontato che lui e Quirico sono stati fermati dalle truppe dell'esercito ribelle e dopo essere stati tenuti prigionieri per due mesi in gran segreto, hanno cominciato a vivere una ''terribile odissea'' con continui spostamenti.

Piccinin ha poi ricordato in un'intervista al quotidiano 'le Soir' che, insieme a Quirico era entrato in Siria dal Libano il 6 aprile scorso. ''Due giorni dopo, eravamo a Qusseir, ed è là che l'esercito siriano libero (Asl) ci ha arrestato e poi passati alla brigata Abu Ammar, dal nome del suo capo'', ha raccontato, ''è gente mezza pazza, più banditi che islamici, più o meno legati al movimento Al-Farouk, uno dei principali gruppi ribelli anche se è un po' scoppiato in questi ultimi tempi''.


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mah.. :)


Quirico: “E’ folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas”

“E’ folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas”: lo ha detto a LaStampa.it il nostro inviato Domenico Quirico, dopo aver appreso delle dichiarazioni del suo compagno di prigionia in Siria Pierre Piccinin e delle interpretazioni che ne vengono date in queste ore.

Quirico ha voluto ricostruire l’episodio di cui è stato protagonista con Piccinin in Siria, per sottolineare quali siano gli elementi di conoscenza a sua disposizione .

“Eravamo all’oscuro di tutto quello che stava accadendo in Siria durante la nostra detenzione, e quindi anche dell’attacco con i gas a Damasco”, ha raccontato Quirico. “Un giorno però - ha aggiunto - dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype che ha avuto per protagoniste tre persone di cui non conosco i nomi. Uno si era presentato a noi in precedenza come un generale dell’Esercito di liberazione siriano. Un secondo, che era con lui, era una persona che non avevo mai visto. Anche del terzo, collegato via Skype, non sappiamo nulla”.

“In questa conversazione - prosegue la ricostruzione di Quirico - dicevano che l’operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l’Occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato”.

“Io non so - è il racconto di Domenico Quirico - se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia così, perché non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea né dell’affidabilità, né dell’identità delle persone. Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verità a discorsi ascoltati attraverso una porta”.

“Bisogna tener presente - ha concluso Quirico - la condizione in cui eravamo e non dimenticare che eravamo prigionieri che ascoltavano cose attraverso le porte. Non ho elementi per giudicarle, sono abituato a parlare e a dare per certe le cose che ho verificato. In questo caso non ho potuto controllare niente. È folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas”.


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