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Punkreas.Net / Punkreas.Tk - Forum > POLITICA - ATTUALITA' - SOCIETA' > Federico Aldrovandi


Inviato da: vulcani84 il Domenica, 11-Gen-2009, 22:14
Venerdì, 9 Gennaio 2009
9 gennaio 2009: 24^ udienza

24^ udienza – 09/01/2009

9 gennaio 2009: XXIV^ udienza
Molto bene.

Un altro tassello è stato aggiunto a questa assurda storia.

Oggi è stato ascoltato un luminare in materia, l’anatomo-patologo specialista cardiologo dell’università di Padova Prof. Gaetano Tiene al fine di “commentare” la foto del cuore di Federico http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2008/11/24/il-cuore/

Qui la spiegazione di quanto dichiarato oggi, dal Prof. Gaetano Thiene: http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=46611&format=html


Preciso, deciso, professionale, disarmante nell’esposizione delle sue conoscenze scientifiche, con una conclusione: “Federico è morto di morte violenta”

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2008/09/24/federico-cosi/

supportato, non dimentichiamolo dagli importanti passaggi processuali che qui brevemente riporto:

· deposizione di Anne Marie (uno dei testimoni oculari) resa in incidente probatorio del 16 giugno 2006 http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2008/09/15/testimone-oculare/

· deposizione di un altro luminare il Dott.Beduschi Giovanni (direttore dell’istituto di medicina legale di Modena e specialista in anatomia patologica), resa il 29/09/2008 alla XIX^ udienza, anche quella precisa, decisa, professionale, disarmante: “Asetticamente dico come da manganello, come da…”

http://it.youtube.com/watch?v=WUCC9KE5aoo

Poi è stata la volta dei nostri consulenti, Dott. Giorgio Gualandri e Dott. Antonio Zanzi che hanno dichiarato che con la deposizione del Dott. Thiene si completava la prova che mancava a supporto della loro tesi, quella della compressione.

Oggi sono stati ascoltati anche stefano malaguti, eleonora lumare, francesco avato (gli autori della prima consulenza medico-legale disposta dalla prima pm Guerra), ma non ho sentito “nulla”, se non percepire dalle parole e dal modo di porsi da parte del dott. avato un “certo nervosismo”, e qui mi fermo.

Ho piena e assoluta fiducia nelle persone che professionalmente (Oneste e con un’Anima) ci stanno aiutando in questa triste storia e credo che i risultati arriveranno con risposte chiare ed inequivocabili.

Questi non coincideranno purtroppo con il ritorno di Federico, ma quei 4 individui dovranno finalmente rispondere delle loro responsabilità, con le conseguenze del caso.

Prossima udienza (XXV^): 3 febbraio 2009, quando saranno sentiti tre consulenti della difesa e tre della parte civile.

Continua a sorriderci Federico e perdonaci, non tutte le persone sono cattive e ne è grande riprova chi in questo percorso ti ha dedicato e ti dedica un soffio del suo amore.

Fino in fondo e oltre.

Lino

Inviato da: mande il Martedì, 13-Gen-2009, 14:40
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

Per restare sempre aggiornati sulla vicenda.

Verità per Aldro!

Inviato da: punkreas il Domenica, 18-Gen-2009, 17:17
Mercoledì, 14 Gennaio 2009
Alla mamma di Giada

Giada è una giovane moglie colpita a morte e deceduta dopo mesi di coma. L’unico imputato, l’ex marito, è stato assolto nei vari gradi di giudizio. Poi ha confessato. Non è più condannabile. Se ne parla in questi giorni sui giornali e in televisione.

Ho pensato alla famiglia di quella ragazza e a sua madre:

Scrivo per la mamma di Giada. Comprendo il suo dolore. Le hanno portato via sua figlia in modo atroce, terribile. Conosco la sua sofferenza che non ha limiti.nessuno e dico nessuno può comprenderla o, peggio, dire di comprenderla. Bisogna provare per capire che cosa significa aver un figlio ucciso. Sua figlia non c’è più e mai più ci sarà perché è stata barbaramente uccisa. Nessuno pagherà per questo. Queste son le uniche verità.tutto il resto è ipocrisia, macabro spettacolo. La tragedia immane che travolge le vittime non trova asilo nella giustizia. Il dolore è visto come inadeguato, inopportuno, da tener fuori, quasi con fastidio.in nome del superiore interesse.chissà se la mamma di Giada pensa che l’interesse superiore meriti il suo sacrificio di dolore per dover assistere a tutto ciò… Le vittime si rivolgono alla giustizia perché chi ha brutalmente distrutto una famiglia paghi; perché dolore venga ascoltato, conosciuto. il massacro punito. ma non sanno quanto alto sìa il prezzo da pagare per far sì che non rimanga senza colpevole. Chiedono rispetto.pretendono considerazione e, soprattutto, che venga fatto tutto quanto deve esser fatto perché gli autori di questi crimini non rimangano impuniti.perchè ciò è ancor più terribile..

fonte: federico aldrovandi blog

Inviato da: jaquelinho87 il Domenica, 18-Gen-2009, 18:33
questo è, con sincerità parlando, il topic più interessante e serio del "vecchio" forum, e mi dispiace di averlo perduto.

anche perché Federico non se lo merita... Giustizia e parole per lui non sono mai sprecate...

Inviato da: Flagstone PUNK il Domenica, 18-Gen-2009, 23:32
sto topic me lo ricordavo dal vekkio forum..... commovente.........veramente giustizia ma vera non finta x lui.... veramente commovente qnd la mamma parla sul palco cn beppe grillo........

Inviato da: punkreas il Venerdì, 30-Gen-2009, 16:44
Il Sindaco Sateriale

Chi segue dall’inizio questo blog sa che è grazie ad internet che si è diffusa la notizia di questa tragedia, importanti siti web l’hanno raccolta e diffusa, così come tanti singoli l’hanno linkata nelle loro pagine, da qui è passata ai media nazionali e poi è rientrata nelle cronache ferraresi. Internet ha sfondato il muro di gomma di quel silenzio opprimente.

Quel silenzio in realtà era come un basso rumore di fondo, era una specie di eco della versione ufficiale della polizia, di quel famoso mattinale del 25 settembre 2005.

Mentre l’informazione e la richiesta di verità si diffondevano su internet, qui in città c’è chi ha parlato a nome dei ferraresi: il Sindaco. All’inizio del 2006, nella ricorrenza della festa della Polizia Municipale nell’aula consiliare, ha chiesto pubblicamente chiarezza per questa morte avvenuta in circostanze violente.

Tre anni sono passati da allora, ma il Sindaco non ha mai smesso di chiedere chiarezza.

Dopo tre anni, di cui due dall’inizio del processo, sappiamo che la chiarezza, anzi la verità, sono state oggetto di parecchi tentativi di insabbiamento, tanto di dare inizio ad un’indagine specifica della Procura sull’operato di alcuni funzionari della questura di quei tempi.

Il questore di allora, Elio Graziano, non è più in questa città da tempo. Dopo una settimana dalla visita a Ferrara del Ministro Giuliano Amato ha ricevuto il trasferimento a Modena, dove si trova attualmente. Non c’è più nemmeno il procuratore capo di allora, Severino Messina, che è da poco in pensione.

Sono soprattutto loro le voci riportate dalla cronaca locale. E qui mi riferisco in particolare alla Nuova Ferrara.

E’ alla direzione di questa testata che è indirizzata la lettera del Sindaco pubblicata ieri sul portale del Comune. Parla di tematiche di questa città, di notizie date e non date, di pressioni esercitate attraverso fondi di stampa, come nel gennaio 2006.

http://www.cronacacomune.it/index.phtml?id=6212

Sateriale conclude il suo secondo mandato. Credo che una persona che non si piega alla voce del più forte, o alle logiche di potere volendo chiamarle così, ma rappresenta fino in fondo la sua città sia una perla rara. Noi lo salutiamo come Sindaco uscente, ma la nostra stima per lui non finirà.

DAL BLOG

Inviato da: punkreas il Mercoledì, 25-Feb-2009, 15:45
Indagato un altro funzionario poliziotto

Potrebbe essere l’inchiesta Aldrovandi ter. In attesa dell’udienza numero 25 del processo a carico dei quattro agenti imputati dell’omicidio colposo di Federico, si apprendono nuovi risvolti nella tragica vicenda che ha visto morire il 25 settembre del 2005 in via Ippodromo il 18enne Federico Aldrovandi durante una colluttazione con la polizia.

La notizia che tre poliziotti sono indagati nell’ambito della cosiddetta “inchiesta bis”, volta ad accertare presunte manomissioni del registro degli interventi delle volanti la mattina del 25 settembre e alcune incongruenze emerse nei primi mesi di indagine sulla vicenda, era già nota. Ora un altro funzionario della questura è stato raggiunto da un avviso di garanzia per favoreggiamento.

Si tratta di Luca Casoni, capoturno della sezione Volanti la notte della morte di Federico e già sentito in tribunale nel corso di una delle prime udienze in merito agli spostamenti delle volanti e al sopralluogo in via Ippodromo.

Durante l’udienza de 28 gennaio Casoni racconta che intorno alle 6 della mattina del 25 settembre si fa portare da una pattuglia in via Ippodromo. A un certo punto si trova al telefono con il responsabile del centralino Marcello Bulgarellli (indagato nell’inchiesta bis) e, alla domanda del superiore (insospettito del brevissimo lasso di tempo intercorso tra la chiamata di supporto ai carabinieri e la richiesta di un’ambulanza) su cosa sia successo, sembra dire “stacca” (“potrei averlo detto, non ne sono sicuro” disse al giudice). “Staccare” significa in questo caso “continuare la conversazione senza essere registrati”, ma Casoni non ricorda cosa si siano detti in quel frangente (“lo facciamo quando vogliamo parlare liberamente”). Qualcosa di sicuro, visto che il frammento di conversazione consegnato ai nastri dura una ventina di secondi, mentre – secondo i tabulati Telecom – quella telefonata dal cellulare è durata 1 minuto e 18 secondi.

A questa nuova inchiesta aperta in procura dal pm Nicola Proto si aggiungono due esposti depositati già da qualche tempo, e attinenti sempre il caso Aldrovandi, a carico di alcuni consulenti sentiti in aula durante il processo.

http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=48059&format=html

Inviato da: punkreas il Martedì, 14-Apr-2009, 22:09
Il 30 giugno ci sarà la sentenza del processo Aldrovandi

mercoledì 8 aprile 2009 alle ore 16.19
Il 30 giugno ci sarà la sentenza del processo Aldrovandi. Con la 27ª udienza si è conclusa la fase istruttoria. Ora ci sarà una pausa di due mesi e mezzo per studiare le carte e il 19 giugno ci sarà la requisitoria del pm Nicola Proto. Poi verrà il turno delle arringhe della parti civili e della difesa: il 23,24 e 25 giugno. Le parti avranno una settimana per presentare eventuali repliche.


Intanto ieri si è discusso sulla congruità delle manovre utilizzate dai 4 poliziotti imputati di omicidio colposo nell’intervento durante il quale morì il 18enne Federico. In questo frangente il processo si è intrecciato con quello di Riccardo Rasman, a Trieste, conclusosi con la condanna degli agenti intervenuti. In aula è toccato a Luciano Capodicasa, istruttore della scuola nazionale di polizia di Pescara, che firmò una relazione sui metodi di contenimento della polizia, relativa “al rischio di rendere difficoltosa la respirazione del soggetto in posizione prona applicando un eccessivo carico sul dorso, magari quando egli è già in debito d’ossigeno per la situazione concitata”.


La maniera giusta di eseguire un intervento per bloccare una persona aggressiva, secondo l’ispettore, prevede una prima fase “orale” per cercarlo di calmarlo a parole, poi un cauto avvicinamento per cercare di bloccargli il braccio e quindi portarlo a terra per ammanettarlo. Occorre quindi aiutarlo a riportarsi in posizione seduta per facilitare la respirazione.


Il tutto limitando la forza al minimo indispensabile: “lo sfollagente deve sempre e solo avere una funzione di difesa, non può essere utilizzato altrimenti”, puntualizza Capodicasa, spiegando che “nelle tecniche di contenimento non si usa la violenza; la pressione va esercitata sulla spalla, una volta che il soggetto è a terra, non sulla schiena” e “anche quando si è aggrediti non si deve mai eccedere con la violenza”. Per riuscire a portare una persona a terra, poi, “bisogna “utilizzare lo “squilibrio” in cui si viene a trovare per evitare di arrecargli dei danni”.


In caso contrario “se viene esercitata una pressione sulla schiena mentre il soggetto si trova in posizione prona, la cassa toracica non riesce a dilatarsi e non può più respirare correttamente, va in debito d’ossigeno e può capitare di tutto”.


Queste sono le linee guida che la scuola nazionale di Pescara insegna in fase di addestramento e formazione del personale. Addestramento che fece anche Luca Pollastri, uno dei 4 imputati che intervenne la notte del 25 settembre 2005.


Il punto sollevato dalla difesa degli agenti è relativo alla fase successiva, quella dell’ammanettamento. Una fase che Capodicasa non insegna, “perché non fa parte delle tecniche operative ma delle tecniche di difesa personale”. Tocca quindi a Mario Della Coppa, primo dirigente e direttore della scuola di Pescara, spiegare che quella fase “la tecnica difensiva da operare è il bloccaggio, in cui qui può rientrare il mettergli le manette ai polsi”. “Mettere le manette” e “ammanetta mento” sarebbero due azioni diverse, a secondo dell’ipotesi in cui ci si trovi di fronte a un soggetto che collabori o che faccia invece resistenza. “Se resiste – spiega Della Cioppa -, prima c’è il bloccaggio e poi viene l’inserimento delle manette ai polsi. Dopo questa fase quale competenza intervenga, se quella di tecniche difensive o di difesa personale. non sono in grado di rispondere”.


È stato il turno quindi dei responsabili dell’ufficio addestramento e formazione della questura estense, per capire se tali tecniche fossero state insegnate a Ferrara. Ma la dirigente Michelina Pignataro e Paolo Saracino, così come Marco Pirani (indagato nell’ambito dell’inchiesta bis per omissione di atti d’ufficio) non hanno mai insegnato questa fase particolare di intervento finalizzata a fronteggiare una aggressione.


Alla formazione di Pirani contribuì invece come istruttore Giustino Nardini, oggi assistente capo della squadra mobile di Bologna, che insegnò tecniche operative a Ferrara dal 2004 al 2007. “L’ammanettamento vero e proprio di persona che fa resistenza - spiega - è un “misto” tra le due discipline e ha Ferrara non lo insegnai, anche se si tratta di un bagaglio di conoscenza “normale” del poliziotto: una tecnica che ai poliziotti italiani viene insegnata da sempre”.


Sono stati sentiti quindi sette poliziotti fatti venire da mezza Italia. Tutti, provenienti da questure diverse, hanno frequentato la scuola di Pescara in tempi diversi e con corsi diversi. Alcuni proprio quell’XI corso frequentato da Pollastri. Quanto alle avvertenze sull’ammanettamento prono, dicono che è quello consigliato in entrambe le situazioni: sia che il soggetto collabori sia nel caso contrario. Per alcuni poi la tecnica giusta è quella di posizionare un ginocchio tra spalla e collo e uno sui reni. Per sbilanciare una persona aggressiva, infine, secondo altri occorre usare lo sfollagente per colpire da dietro le gambe.


L’aula poi è diventata rovente nel momento in cui la difesa ha avanzato la richiesta di produrre due foto del cuore sezionato di Federico affiancate da una relazione tecnica del consulente Rapezzi. Per le parti civili quel materiale era in possesso delle difese già nel novembre 2008, ancor prima che venissero prodotte in udienza. Il clima torna alla normalità quando il giudice Francesco Caruso respinge la richiesta per l’impossibilità di un nuovo contraddittorio.

Inviato da: vulcani84 il Mercoledì, 15-Apr-2009, 11:25
ma chi cristo se ne frega di come si ammanetta una persona? cioè c'era anche un motivo per arrestarlo?? mad.gif

Inviato da: Flagstone PUNK il Mercoledì, 15-Apr-2009, 14:44
si riscoprono sempre dei nuovi particolari sull accaduto....possibile ke ci voglia sempre cosi tanto tempo????

Inviato da: punkreas il Mercoledì, 17-Giu-2009, 23:50
Notizia del 16/06/2009 -
Riprenderà venerdì prossimo, con la requisitoria del pm Proto, il processo relativo alla morte di Federico Aldrovandi, dopo 26 udienze suddivise su 4 anni di inchieste.
La sentenza si avrà il prossimo 30 giugno.

Questo invece un interessante link youtube di una serata a Bologna su Federico con, tra gli altri, la mamma di Federico e Carlo Lucarelli
http://www.youtube.com/watch?v=fblom5hwVDQ

Inviato da: Flagstone PUNK il Giovedì, 18-Giu-2009, 12:44
ke storia questa me la ricordo cazzo........ dai nn mollate

Inviato da: vulcani84 il Venerdì, 19-Giu-2009, 12:01
Il 30 giugno la sentenza. E quel giorno, forse (l'ultimo forse della serie?) sapremo perché lo studente Federico Aldrovandi, incensurato, non tornò mai a casa quella domenica di settembre del 2005, e gli si spezzarono invece il respiro e il cuore mentre a terra, raggomitolato, ammanettato, manganellato gridava "no, no!". Era l'alba.


grazie del post raga.. mad.gif

Inviato da: Flagstone PUNK il Venerdì, 19-Giu-2009, 12:54
a studio aperto servizio vergognoso.... sono riusciti a dire ke nn e morto x le percosse della pula...MERDE

Inviato da: Sythebest il Venerdì, 19-Giu-2009, 13:35
beh è studio aperto.... c'è da meravigliarsi?

Inviato da: Pierz il Venerdì, 19-Giu-2009, 13:40
avevo letto sul Venerdì di repubblica di un fumetto su aldrovandi, ma non ricordo autori-editore-titolo e non trovo più il venerdì... se qualcuno li sa linki, please

Inviato da: punkreas il Venerdì, 19-Giu-2009, 17:31
Dalla pagina Facebook su Federico e amministrata dal padre Mauro Corradini Aldrovandi


ULTIMORA!!! IL PM HA CHIESTO 3 ANNI ED OTTO MESI!
----------------------------------------------------
Subito dopo la condanna, una delegazione degli amici di Federico si recherà in Viminale per consegnare le adesioni alla RICHIESTA DI SOSPENSIONE dei 4 agenti della Polizia di Stato.
INVIA UNA MAIL DI ADESIONE A MAURO.CORRADINI.ALDROVANDI@GMAIL.COM con il seguente testo : Aderisco alla richiesta di sospensione dal servizio dei 4 agenti della P.S. responsabil della morte di Federico Aldrovandi".
E' INDISPENSABILE FRIMARSI CON NOME E COGNOME, l'indicazione della residenza è facoltativa.

Inviato da: punkreas il Venerdì, 19-Giu-2009, 17:33
QUOTE (Pierz @ Venerdì, 19-Giu-2009, 12:40)
avevo letto sul Venerdì di repubblica di un fumetto su aldrovandi, ma non ricordo autori-editore-titolo e non trovo più il venerdì... se qualcuno li sa linki, please

sempre sul faccia libro c'è questa pagina
http://www.facebook.com/event.php?eid=115586779017#/group.php?gid=116024354965&ref=share

Inviato da: vulcani84 il Venerdì, 19-Giu-2009, 17:48
pierz è questo?

http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=52299&format=html




Inviato da: Pierz il Sabato, 20-Giu-2009, 12:21
sì, grazie wink.gif

Inviato da: skizO il Sabato, 20-Giu-2009, 13:40
si anch'io l'ho letto e ho salvato la pagina ,lo prenderò quasi sicuramente

Inviato da: Flagstone PUNK il Domenica, 21-Giu-2009, 12:39
fatto ragazzi... e gia un inizio,.....

Inviato da: punkreas il Lunedì, 06-Lug-2009, 00:43
Caso Aldrovandi: Lunedi 6 luglio la sentenza

http://photos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs110.snc1/5094_100594507381_71253357381_2577108_6336562_n.jpg

Tre anni e otto mesi di galera: è la richiesta del pubblico ministero. «Anche se come padre darei l' ergastolo ai quattro poliziotti che hanno picchiato a morte mio figlio mentre chiedeva aiuto, sono fiero che in Italia ancora esistano magistrati così». Lino Aldrovandi mastica lacrime e parole.

Sua moglie Patrizia prova a darsi forza: «Qualunque pena sarebbe troppo poco rispetto a quello che è successo a Federico, 18 anni, incensurato e ammazzato di botte. Tuttavia, oggi ho capito che avremo giustizia». I quattro sono seduti a tre metri e non sanno dove mettere le mani e gli occhi. Enzo Pontani è quello biondo, sembra il più sicuro di sé ma forse è una finta. Paolo Forlani prova a sorridere. Luca Pollastri, il piccoletto, ha occhiaie lunghe. Lei, Monica Segattoè uno spettro. Tutori della legge alla sbarra. Per quattro ore e mezza hanno ascoltato il pm Nicola Proto, toga a sghimbescio su jeans e giacca blu, ricostruire l' alba terribile del 25 settembre 2005, quando Federico Aldrovandi venne fermato, manganellato, ammanettato per mezz' ora perché aveva dato in escandescenze, urlava e aveva preso sostanze (eroina, ketamina e alcol) dopo essere tornato da una discoteca a Bologna. Nell' aula, la voce del magistrato è una lama di ghiaccio. «Federico aveva solo diciott' anni, e se non avesse incontrato i quattro imputati oggi ne avrebbe ventidue. C' era proprio bisogno di picchiarlo in quattro con i manganelli, mentre diceva «basta» e «aiutatemi»? Era necessario colpirlo anche quando si trovava a terra, e poi prenderlo a calci, e immobilizzarlo in posizione prona mentre non riuscivaa respirare?».

La madre guarda gli imputati che guardano nel vuoto. Pena e orrore scivolano lungo le pareti foderate in legno dell' aula B, un luogo piccolo dove manca l' aria, però è per altri motivi che manca. Per l' angoscia di sentire le testimonianze che parlano dei quattro poliziotti «scattati come formiche addosso al ragazzo, li ho visti tutti sopra di lui, senza fermarsi, lo tempestavano con i piedi, lo bastonavano in testa finché lui non si muoveva più». Manca l' aria quando si scopre che due manganelli su quattro si spezzarono, addirittura, e poi si cercò di farli sparire per mezza giornata, non l' unico tentativo di insabbiamento: questo ricostruisce il pubblico ministero. Manca l' aria quando si parla dell' ematoma dentro il cuore di Federico e della sua probabile asfissia, e della voce che si spegneva mentre implorata aiuto, e degli infermieri della Croce Rossa che quando arrivano - chiamati in ritardo dai poliziotti- lo trovano già morto,e soprattutto a pancia in giù: chi viene ammanettato così, può soffocare.

http://photos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs090.snc1/5094_100594127381_71253357381_2577107_146507_a.jpg


Manca l' aria quando viene citata la testimonianza di uno degli imputati, Enzo Pontani, che disse: «Abbiamo preso gli sfollagentee abbiamo dovuto bastonare di brutto per mezz' ora». O quando si ricorda come la poliziotta Segatto si accorse delle luci nelle case vicine, e lo fece notare ai colleghi: «Moderate, che ci sono le luci accese». Il pubblico ministero incalza, soppesa le molte e contrastanti perizie, riannoda i fili: «Abbiamo motivo di ritenere che Federico morì per una serie di concause: per asfissia posturale in un fisico debilitato da droga e agitazione, anche se lui non era un tossico, e per asfissia meccanica dovuta a compressione del torace. Chiedeva aiuto, diceva basta, rantolava:i quattro imputati non potevano non accorgersi che stava morendo, eppure non lo aiutarono ma lo picchiarono. Una reazione totalmente sproporzionata alla situazione». Questo ha portato all' accusa di eccesso colposo che provocò l' omicidio colposo. «Nell' impianto accusatorio non mancano le contraddizioni» sostiene Giovanni Trombini, uno degli avvocati della difesa. «Nelle nostre repliche avremo molto da dire». Il6 luglio la sentenza. Anche un solo giorno di condanna significherebbe che in una maledetta mattina d' autunno, quattro «servitori dello Stato» hanno ucciso o contribuito a uccidere un ragazzino. -

MAURIZIO CROSETTI
(repubblica.it 20-06-09)

Inviato da: Flagstone PUNK il Lunedì, 06-Lug-2009, 11:37
roba da nn credere

Inviato da: vulcani84 il Lunedì, 06-Lug-2009, 19:46
I quattro agenti accusati di eccesso colposo nell'omicidio del ragazzo di 18 anni avvenuto nel 2005 a Ferrara

Per la morte del giovane Aldrovandi poliziotti condannati a tre anni e 6 mesi

FERRARA - Il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Alla lettura della sentenza i genitori del ragazzo si sono abbracciati piangendo e in aula sono partiti applausi.

Inchiesta e processo hanno visto come parte fondamentale la famiglia Aldrovandi, la mamma Patrizia Moretti e il papà Lino, in prima linea per chiedere la verità, prima con il blog su Kataweb aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, poi lungo l'inchiesta e il processo, scanditi dalle perizie, dalla raccolta delle testimonianze, dalla ricostruzione faticosa delle cause della morte di Federico.

Il pm Nicola Proto aveva chiesto condanne per tre anni e otto mesi a ciascuno dei quattro agenti. L'accusa è di aver ecceduto nel loro intervento, di non aver raccolto le richieste di aiuto del ragazzo, di aver infierito su di lui in una colluttazione imprudente usando i manganelli che poi si sono rotti. La parte civile, (Gamberini, Del Mercato, Anselmo e Venturi) ha ricostruito sotto quattro angolazioni diverse le difficoltà per raggiungere non la verità ma il processo stesso, sostenendo che la morte di Federico sia addebitabile alla colluttazione con gli agenti (nel corso della quale si ruppero due manganelli) e all'ammanettamento del giovane a pancia in giù con le mani dietro la schiena. Posizione che, secondo i loro consulenti, avrebbe causato un'asfissia posturale. A questa causa va aggiunta la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, secondo il quale il cuore avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento.

Per la difesa (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) l'agitazione del ragazzo quella mattina, prima e durante l'intervento di polizia, era dovuta all'effetto di sostanze assunte la notte prima al Link di Bologna con gli amici. Sostanze che lo avrebbe portato a uno scompenso di ossigeno durante la colluttazione. Tutte le difese hanno chiesto l'assoluzione piena degli imputati, che agirono rispettando le regole e il modus operandi previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo (uso dei manganelli, metodo di ammanettamento e di contenzione o pressione sul corpo). Ancora oggi, tuttavia, nonostante l'intervento di oltre 15 tra i più affermati e riconosciuti esperti italiani (medico-legali, tossicologi, anestesiologi, cardiopatologi) non si è arrivati a chiarire con certezza le cause della morte.

(6 luglio 2009)

Inviato da: brunello il Lunedì, 06-Lug-2009, 20:26
Giustizia è fatta, seppur minima..

Inviato da: vulcani84 il Lunedì, 06-Lug-2009, 20:30
fin troppo poco a mio avviso...

ma visto come va la giustizia in italia su certe cose è già qualcosa!


p.s. adesso ho pure letto le dichiarazioni degli avvocati e di un imputato...che gente di merda.

Inviato da: Flagstone PUNK il Lunedì, 06-Lug-2009, 20:47
ma 3 anni e 6 mesi li danno a me se getto la spazzatura nel bosco e o se sparo a un pettirosso in zona protetta.....LORO hanno picchiato in 4 un ragazzo fino ad ucciderlo spaccando addirittura 2 manganelli...... e gli danno 3 anni e 6 mesi???

Inviato da: skizO il Giovedì, 09-Lug-2009, 12:59
Preso il libro
orrore per la sentenza
mad.gif mad.gif

Inviato da: MiloRamone il Lunedì, 26-Ott-2009, 15:45
La trasmissione Un Giorno in pretura di questa sdettimana tratterà il caso di Federico

Inviato da: skizO il Martedì, 27-Ott-2009, 00:05
ora e giorno??

Inviato da: punkreas il Domenica, 01-Nov-2009, 21:25
Da sabato 31 ottobre 2009, alle 23,45, “Un giorno in Pretura” dedica 4 puntate al processo che ha giudicato e condannato i responsabili della morte di Federico !

Inviato da: punkreas il Domenica, 01-Nov-2009, 21:26
DAL BLOG UFFICIALE:

La famiglia di Stefano Cucchi

nbsp;http://www.carta.org/campagne/diritti+ci…

Ho conosciuto i genitori e la sorella di Stefano Cucchi.
Gli ho detto che avrei voluto che la condanna per omicidio
ai quattro agenti che hanno tolto la vita a Federico potesse impedire il ripetersi di quelle violenze e quei silenzi
che abbiamo conosciuto noi.
Al padre avevano parlato di infarto… mi ricorda il malore che avevano attribuito a Federico.
Chi ha spezzato la schiena a Stefano Cucchi? Chi l’ha picchiato? Chi l’ha lasciato senza cibo e cure da solo sotto un lenzuolo?
Sua madre mi ha detto che in vita pesava 43 chili. Alla morte 37. Un’enormità per una corporatura così esile.
Troppe domande senza risposta. Solo una certezza: stava bene prima che lo arrestassero. Pochi giorni ed è morto.
Spero e auguro alla sua famiglia di trovare verità e giustizia. Gli saremo sempre vicini d’ora in poi.

Inviato da: punkreas il Domenica, 01-Nov-2009, 21:29
DA WIKIPEDIA:

Il 6 luglio 2009 il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Aldrovandi. I quattro condannati, grazie all'indulto varato nel 2006, non sconteranno la loro pena.

Inviato da: vulcani84 il Domenica, 01-Nov-2009, 21:47
che schifo.

per stefano di là non ho commentato ma le mie idee a riguardo sono come quelle per federico. VERGOGNA.

Inviato da: vulcani84 il Sabato, 18-Set-2010, 11:56
FIRMA LA PETIZIONE QUI:
http://www.articolo21.org/58/appello/la-rai-trasmetta-il-film-su-federico-aldrovandi.html

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"Il film sulla storia di Federico Aldrovandi di Filippo Vendemmiati "E' stato morto un ragazzo" presentato alla Mostra del Cinema di Venezia ripercorre l'emblematico caso giudiziario e giornalistico legato alla morte del giovane. Un film non contro un'istituzione, ma a difesa... dei diritti dei cittadini, per la trasparenza dello stato e per evitare che in futuro in Italia possano accadere altre morti assurde come quella di Federico. Un film importante, ed è per questo che riteniamo altrettanto importante che la Rai decida di trasmetterlo!" E' l'appello lanciato a Venezia dal portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.

Primi firmatari: Patrizia Moretti madre di Federico, il padre Lino Aldrovandi, il fratello Stefano, lo zio Franco, gli amici Aldrea Boldrini, Paolo Burini, Matteo Parmegiani, gli avvocati Fabio Anselmo, Alessandro Gamberini, Riccardo Venturi, Alessandra Pisa, l'insegnante Giampiero Benedetti. Oltre a loro hanno aderito, tra gli altri, anche gli attori Ottavia Piccolo e Valerio Mastandrea, il presidente della provincia Nicola Zingaretti, i giornalisti Roberto Natale, Bice Biagi, Loris Mazzetti, Ottavio Olita, Stefano Corradino e Federico Orlando".

Inviato da: vulcani84 il Martedì, 12-Ott-2010, 22:23
Omicidio Aldrovandi, lo Stato risarcisce la famiglia

Lo Stato ha riconosciuto un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. È stato raggiunto due giorni fa l’accordo per la
transazione economica a favore delle parti civili costituite nei processi nati dalle inchieste sulla morte del ragazzo. Complessivamente ai familiari di Federico andranno quasi due milioni. In cambio lo Stato chiede alla famiglia di non costituirsi parte civile nei procedimenti ancora aperti sulla vicenda.
«Sono soddisfatto dal punto di vista professionale, si tratta di una ammissione di responsabilità di indubbia valenza - ha spiegato uno dei legali della famiglia, Fabio Anselmo, ricordando che il ministero dell’Interno non era mai stato citato come responsabile civile - ma anche dispiaciuto dal punto di vista umano, avrei voluto essere in appello. Però capisco la fatica della famiglia per tutta questa battaglia». Ma - ha assicurato - il papà e la mamma di Federico, Lino Aldrovandi e Patrizia Moretti, saranno comunque in aula in appello. Le responsabilità penali restano ovviamente in capo agli imputati.
I quattro poliziotti di pattuglia quella mattina sono stati condannati in primo grado per eccesso colposo in omicidio colposo, e altri tre loro colleghi sono stati condannati per il depistaggio delle indagini (per un quarto il processo è ancora in corso).
«Oggi si può iniziare a parlare di pacificazione» ha detto Anselmo, ricordando che la famiglia di Federico non ha mai avuto un atteggiamento di contrapposizione nei confronti della polizia, ma ha solo lottato perché fosse ristabilita la verità su quanto gli era accaduto.
«In prima fila alla proiezione ferrarese del film “È stato morto un ragazzo” del giornalista Filippo Vendemmiati sulla vicenda di Federico c’era il questore - ha detto Anselmo - e anche lo stesso Manganelli è stato molto vicino alla madre». «L’associazione delle vittime delle forze dell’ordine che stiamo fondando - ha concluso - nasce per aiutare chi si trova in situazioni simili ed è in difficoltà. Lo scopo è chiedere aiuto allo Stato affichè non lasci solo chi si trova in queste situazioni».
La mamma di Federico: è un altro passo «È un altro passo: una tragedia così non si chiuderà mai, Federico non ce lo restituirà mai nessuno, ma l’importante è che la sua memoria sia quella giusta. Quello che mi interessava era far sapere quello che è successo, e questo è un obiettivo raggiunto».
Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, commenta così il risarcimento di 2 milioni di euro riconosciuto dallo Stato alla sua famiglia per la morte del ragazzo, avvenuta a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. Le motivazioni della sentenza di condanna di primo grado, che hanno accertato le responsabilità dei quattro poliziotti coinvolti nell’intervento degenerato in pestaggio che causò la morte del giovane, per la famiglia sono chiare, anche se parteciperà comunque al processo di appello. Il decreto con l’accordo tra le parti, spiega uno dei legali della famiglia, Fabio Anselmo, è già stato firmato dal ministero dell’Interno e prevede che la famiglia non si costituisca più parte civile nei procedimenti ancora aperti. «Non è solo una questione economica, ma un segnale importante - spiega ancora la mamma di Federico - dopo una battaglia durissima, che lo Stato stesso si faccia portavoce, promuova un avvicinamento alla famiglia, è una bella cosa».
Per il legale c’è la soddisfazione professionale «per un’ ammissione di responsabilità di indubbia valenza» ma anche il rammarico dal punto di vista umano di non essere parte in appello. «La famiglia è stremata da cinque anni di feroci battaglie - commenta Anselmo - è soddisfatta dalla sentenza di primo grado che vedrà una sicura conferma dell’impianto in secondo grado, cerca di voltare pagina». Se si è arrivati a questo punto, è comunque perché la famiglia di Federico non si è mai fermata davanti alla ricostruzione ufficiale dei fatti, raccogliendo anche tramite un blog divenuto tra i più cliccati in Italia, prove e testimonianze su quello che era veramente avvenuto quella sera.
Per la mamma di Federico Aldrovandi, la ricerca della verità continuerà in sede penale, ma anche al di fuori delle aule dei tribunali. «La nostra idea è costituire una associazione - spiega ancora Patrizia Moretti - affinché fatti come questi non si ripetano mai più: l’idea ci è’ venuta lo scorso 25 settembre, nel quinto anniversario della morte di mio figlio. Il nostro è uno scopo propositivo - conclude la mamma - lo Stato ci ha dato una grande risposta, vorrei questa fosse una strada da seguire».

fonte: il secolo XIX

Inviato da: vulcani84 il Lunedì, 22-Nov-2010, 18:45
La mamma di Aldrovandi: “Ecco cosa avrei detto a Vieni via con me”
22 novembre

La replica di Maroni a Saviano cancella l’intervento di Patrizia Moretti. Riportiamo gli elenchi che avrebbe dovuto leggere in diretta.

federico aldrovandi vivo La mamma di Aldrovandi: Ecco cosa avrei detto a Vieni via con meIl caso Saviano-Maroni, scoppiato una settimana fa dopo il monologo dell’autore di Gomorra e che ha scatenato le ire del partito del Nord, accusato dallo scrittore di interloquire con la ‘Ndrangheta, ha avuto ripercussioni sulle successive puntate della trasmissione condotta da Fabio Fazio e dallo stesso Saviano. Così succede che l’intervento del ministro degli Interni, che nei giorni scorsi aveva chiesto ed ottenuto il diritto di replica alle parole scomode dello scrittore, causerà un cambio nella scaletta della terza puntata in onda stasera.

I DUE ELENCHI – Viene annullato così l’intervento della mamma di Federico Aldrovandi, il ragazzo ferrarese ucciso nel 2005, all’età di 18 anni per mano di quattro poliziotti, condannati nel 2009 a 3 anni e sei mesi di reclusione. “Purtroppo – ha annunciato la signora Patrizia Moretti nei giorni scorsi – il prossimo 22 novembre non parteciperò a Vieni via con me. I primi contatti precedono la prima trasmissione, si erano già definiti quasi completamente poi, oggi, è cambiata l’impostazione della prossima puntata e quindi non sono più in scaletta. Certo mi dispiace, era una grande occasione, ma non cala di una virgola la mia ammirazione sconfinata per Saviano, la stima per Fazio e la redazione“. La mamma di Federico – ce lo ha segnalato RedStripe – avrebbe dovuto leggere due elenchi. Quello delle offese ricevute da Federico “per il solo fatto di essere morto per mano di quattro poliziotti” e quello delle persone che si sono mostrate vicine alla famiglia persone “manifestando il loro senso civico, l’esigenza umana e sociale di trasparenza e di giustizia“. Li riportiamo qui di seguito.
http://www.giornalettismo.com/archives/97702/aldrovandi-mamma-vieni-via-con-me/

www.giornalettismo.com

Inviato da: Flagstone PUNK il Martedì, 23-Nov-2010, 00:06
purtroppo in questo paese la politica puo tutto e puo nulla quando cazzo vuole.....

Inviato da: vulcani84 il Martedì, 23-Nov-2010, 19:46
purtroppo si. gli spot elettorali sono piu' importanti.

Inviato da: vulcani84 il Mercoledì, 13-Apr-2011, 11:30
Caso Aldrovandi, "Io imputata dopo la morte di mio figlio"

Patrizia Moretti sarà processata il 1 marzo 2012 con l’accusa di diffamazione verso la pm Mariaemanuela Guerra per le critiche che fece alle prime indagini condotte dal magistrato sulla morte del figlio. A giudizio anche giornalisti e direttore della Nuova Ferrara

Il dolore ce l'ha dentro, e se lo tiene stretto. La rabbia invece la getta fuori con le lacrime che si asciuga, uscendo dal tribunale, e con parole misurate che non vuol più tenere a freno: «Non avrei mai immaginato di ritrovarmi imputata dopo la morte di mio figlio».

«Ma come hanno voluto fare il processo a Federico indagando su di lui solo sulla droga, ora lo faremo al magistrato che mi ha denunciato, la dottoressa Guerra». A 6 anni dalla morte del figlio, dopo processi, sentenze e veleni come vittima di una delle tragedie umane e giudiziarie più impensabili, Patrizia Moretti da ieri è imputata di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del pm Mariaemanuela Guerra. E' stato il gup Villani del tribunale di Mantova a decidere, con una udienza lampo, che lei, il direttore della Nuova Ferrara e due giornalisti (uno di loro a processo nonostante non abbia scritto nessuno degli articoli incriminati e chiamato in causa dalla procura perchè comunque avrebbe collaborato alla stesura o il suo nome potrebbe essere uno pseudonimo) dovranno presentarsi in tribunale il 1 marzo 2012.

«Sono da oggi imputata - ha spiegato la Moretti - per aver criticato il modo con cui vennero fatte le prime indagini sulla morte di mio figlio. I giudici hanno deciso per il processo, lo faremo, andando fino in fondo, senza scorciatoie e nemmeno remissioni di querele». All'udienza velocissima, il pm Fabrizio Celenza aveva rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio, nonostante le difese della Moretti e del giornale avessero prodotto copiosa documentazione su tutte le sentenze del caso Aldrovandi, Aldrovandi bis che contengono le dichiarazioni di altri magistrati ferraresi che si sono occupati di questi casi e di atti del Csm che aveva valutato l'operato della pm Guerra sul mancato sopralluogo il giorno della morte di Federico in via Ippodromo, il 25 settembre 2005. «Il processo non ci spaventa, sarà la stessa dottoressa Guerra il nostro principale teste a discarico» ha detto l'avvocato Fabio Anselmo, difensore della Moretti.


Il legale nella sua arringa ha fatto anche un accostamento singolare: le stesse affermazioni critiche sulle indagini della pm Guerra per cui ora è a processo la Moretti - ha riferito - sono le stesse, e più dirette, riproposte nel docu-film sul caso Aldrovandi di Filippo Vendemmiati, giornalista pluri-premiato in tutta Italia e che l'8 maggio prossimo sarà premiato dal presidente della Repubblica Napolitano, per la sua opera di denuncia. «Un filmato che non è stato querelato», ha spiegato al giudice il legale: «Perchè allora la Nuova Ferrara sì e altri no?».

Il difensore della Nuova Ferrara, Arrigo Gianolio ha sottolineato al giudice «che un magistrato dovrebbe avere sempre equilibrio e che in questa vicenda purtroppo mi pare sia mancato».

«E' assurdo tutto questo - ha commentato Patrizia Moretti -. A pensarci bene non ho ancora capito per quale motivo debba sostenere un processo come imputata. Solo per aver criticato come mio diritto l'operato del magistrato che si occupò della prima parte dell'inchiesta sulla morte di mio figlio: si è trattato di critiche che ho potuto fare solo dopo aver appreso nuovi fatti da inchieste e processi condotti da altri magistrati a Ferrara». «Voglio ricordare - conclude - che questa inchiesta era stata condotta da un altro magistrato, il pm Nicola Proto che ha portato a processo e fatto condannare i quattro poliziotti per la morte di mio figlio».

13 aprile 2011
lanuovaferrara.gelocal.it

Inviato da: punkreas il Mercoledì, 31-Ago-2011, 13:08
Caso Aldrovandi, i giudici di Appello: “La Questura ordinò di manipolare la verità”


Bologna: in 233 pagine viene motivata la sentenza che ha confermato la condanna dei quattro poliziotti: "Fu omicidio colposo, il ragazzo colpito con violenza gratuita, senza nessuna regola". Poi i riferimenti ai superiori degli agenti e al primo pm che si occupò del caso
“Non avere voluto squarciare il velo della cortina di manipolazioni delle fonti di prova, tessuta sin dalle prime ore di quel 25 settembre 2005, getta una luce negativa sulla loro personalità”. È una sentenza che sembra accompagnare la condanna penale a una morale.
Sono 233 pagine la cui lettura è un pugno nello stomaco per chi ha sempre chiesto verità e giustizia sulla morte di Federico Aldrovandi. E i giudici della corte di appello di Bologna, che lo scorso 10 luglio hanno confermato per i quattro poliziotti la condanna di primo grado a tre anni e mezzo per omicidio colposo, non fa sconti.

E non solo per quanto riguarda le responsabilità affibbiate a Paolo Forlani, Enzo Pontani, Monica Segatto e Luca Pollastri per la colluttazione che portò alla morte il ragazzo di 18 anni, ma anche per quanto concerne il comportamento di parte della questura di Ferrara, protagonista di “attività di falsificazione e distorsione dei dati probatori poste in essere sin dalle prime ore successive all’uccisione di Aldrovandi”.

Il giudice Daniela Magagnoli non si fa remore di definire “manipolazioni” quelle “ordite dai superiori” dei quattro agenti. Manipolazioni che però non escludono la responsabilità degli imputati, che anzi, proprio perché “pubblici ufficiali, privi di precedenti disciplinari, sono portatori di un ben diverso onere di lealtà e correttezza processuale rispetto ad un imputato “comune” e avrebbero dovuto portare un contributo di verità”.

Di più. “Lo stesso “onorevole stato di servizio” dei quattro ben lungi dal costituire un elemento attenuante, connota negativamente la loro condotta, improntata alla violenza ingiustificata prima e alla dissimulazione del vero poi, comportamenti che non hanno evidentemente trovato freno nello stato di servizio sino a quel momento immacolato”.

I giudici di secondo grado non risparmiano nemmeno la pm Mariaemauela Guerra, il primo magistrato incaricato del caso (e che ha querelato la madre di Federico e alcuni giornalisti per presunta diffamazione aggravata nei suoi confronti), parlando di “indagini preliminari iniziate nella sostanza vari mesi dopo i fatti e in seguito alla sostituzione del primo sostituto procuratore”.

È una seconda rivincita per Patrizia Moretti, che rimarca come “questa sentenza sottolinea chiaramente quanto sia stata importante l’opera di depistaggio attuata in fase di indagine. La questura di Ferrara ha avuto una parte importante nell’indagine e nel processo, nel quale abbiamo assistito a testimonianze false, inattendibili, lacunose, fuorvianti, come riconosce la corte d’appello”.

Diventa quasi secondario allora per la madre del giovane ricordare come i giudici descrivono il comportamento degli agenti, che hanno “scelto di porre in essere un’azione di contenimento e di repressione non necessaria nei confronti di un soggetto che aveva invece bisogno di trattamento terapeutico”.

Difficile però parlare di aspetto “secondario” se si scorrono le ultime pagine delle motivazioni, che descrivono come i poliziotti misero in atto una “manovra di arresto, contenimento e immobilizzazione condotta con estrema violenza e con modalità scorrette e lesive, quasi i quattro volessero “punire” Aldrovandi per il comportamento aggressivo tenuto nel corso della prima colluttazione”.

Il film di quel 25 settembre non è finito. La Corte continua deplorando l’intervento che “si stava trasformando in un autentico pestaggio”, in una accettazione di “violenza gratuita, assolutamente vietata dalle regole”.

Il caso Aldrovandi però non finirà qui. Le difese hanno già annunciato il ricorso in Cassazione. E in un eventuale terzo grado di giudizio la linea sarà quella dell’appello: “Non viene chiarito – spiega l’avvocato Bordoni – quale comportamento alternativo i quattro imputati avrebbero dovuto porre in essere in quelle condizioni (alle 6 di mattina, in strada, contro un ragazzo di 80 chili alterato) e fino a quando non si accerterà chi gravava sul corpo di Federico e da chi è stata esercitata la pressione letifera, non si potrà attribuire una responsabilità”.

Forse però all’avvocato Bordoni hanno già risposto i giudici di appello: “Le immagini di Aldrovandi sono agli atti e sostenere cose diverse non è possibile”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/caso-aldrovandi-i-giudici-di-appello-la-questura-ordino-di-manipolare-la-verita/154307/

Inviato da: vulcani84 il Mercoledì, 31-Ago-2011, 19:44
QUOTE (punkreas @ Mercoledì, 31-Ago-2011, 13:08)
Il giudice Daniela Magagnoli non si fa remore di definire “manipolazioni” quelle “ordite dai superiori” dei quattro agenti. Manipolazioni che però non escludono la responsabilità degli imputati, che anzi, proprio perché “pubblici ufficiali, privi di precedenti disciplinari, sono portatori di un ben diverso onere di lealtà e correttezza processuale rispetto ad un imputato “comune” e avrebbero dovuto portare un contributo di verità”.
I giudici di secondo grado non risparmiano nemmeno la pm Mariaemauela Guerra, il primo magistrato incaricato del caso (e che ha querelato la madre di Federico e alcuni giornalisti per presunta diffamazione aggravata nei suoi confronti), parlando di “indagini preliminari iniziate nella sostanza vari mesi dopo i fatti e in seguito alla sostituzione del primo sostituto procuratore”.

che schifo

Inviato da: vulcani84 il Mercoledì, 30-Gen-2013, 19:23
Carcere per tre dei poliziotti condannati per la morte di Aldrovandi

Lo ha stabilito il Tribunale di sorveglianza di Bologna, in merito alla pena residua di sei mesi: fra le motivazioni, la violazione dei protocolli di intervento e la mancanza di pentimento. La difesa aveva chiesto l'affidamento ai servizi sociali o, in subordine, i domiciliari. Il quarto agente sarà giudicato a febbraio. La madre di Federico: "Segnale di civiltà, ora lo Stato si dissoci da loro". Candidato bolognese di Fratelli d'Italia: "Sentenza choc, subito la clemenza"
di LUIGI SPEZIA

Carcere per tre dei poliziotti condannati per la morte di Aldrovandi Federico Aldrovandi morì all'alba del 25 settembre 2005, a Ferrara, durante un intervento della polizia

Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha decretato il carcere per tre dei quattro poliziotti - Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri - condannati definitivamente per omicidio colposo nel giugno scorso dalla Cassazione per la morte di Federico Aldrovandi, all'alba del 25 settembre 2005, a Ferrara. "Un segnale di civiltà" per la mamma di Federico, Patrizia Moretti, che ora spera che "li licenzino dalla polizia. Questo paese non li merita". Il quarto poliziotto - Enzo Pontani - sarà giudicato a fine febbraio.

"Gridava: Basta, aiutatemi, e loro continuavano a colpirlo"

LE MOTIVAZIONI Cassazione: "Repressione estrema e inutile"

Il Tribunale presieduto dal giudice Francesco Maisto ha dunque respinto il ricorso degli avvocati che chiedevano l'affidamento in prova ai servizi sociali per il periodo di sei mesi, pari al residuo di pena dopo che tre anni sono stati condonati a causa dell'indulto. Gli avvocati in subordine chiedevano gli arresti domiciliari ma anche questa richiesta è stata respinta, mentre
è stata accolta la richiesta del procuratore generale Miranda Bambace che in una durissima requisitoria ha chiesto la pena massima del carcere per sei mesi.

Gli agenti delle volanti di Ferrara Forlani, Segatto e Pollastri entreranno dunque in cella per scontare la pena e saranno come minimo sospesi dalla Polizia. Una delle motivazioni della decisione sta nella considerazione che nell'intervento per bloccare Federico Aldrovandi gli agenti hanno violato una serie di protocolli di intervento, compreso il fatto che non era previsto in un caso del genere l'uso degli sfollagente che invece sono stati impiegati con foga fino a spezzarli.

Un'altra valutazione del Tribunale riconduce al comportamento degli agenti dopo i fatti e cioè che mai i poliziotti hanno dimostrato dispiacere o pentimento per la morte del giovane e, anzi, nella requisitoria del pg è stata riportata la cronologia degli atteggiamenti assunti da uno di essi, Forlani, che anche ha insultato la madre di
Aldrovandi. Forlani ha manifestato pentimento per quest'ultimo gesto ma non per la morte di Federico. E i suoi atteggiamenti sono stati ritenuti strumentali per fare in modo di non entrare in carcere.

La madre: "Giustizia per Federico". ''Un altro passo nella direzione giusta e un altro pochino di giustizia che arriva per Federico'', commenta la madre del 18enne, Patrizia Moretti. ''Credo - ha aggiunto parlando con l'Ansa - che il carcere sia una cosa giusta. Chi ha ucciso una persona merita la pena maggiore''. L'auspicio, ora, è ''che lo Stato si dissoci da loro. La Polizia non li merita, nessuno di noi li merita".

L'avvocato della famiglia Aldrovandi, Fabio Anselmo, giudica quello di oggi ''l'atto finale di un lungo percorso che non poteva avere, secondo giustizia, meta diversa''.

Sel, Vendola: "Introdurre reato di tortura". "Alla famiglia di Aldrovandi un grande abbraccio: da loro in questi anni gesti e parole di grande dignita'. Ora il nuovo Parlamento che verrà faccia diventare reato la tortura anche in Italia", scrive Nichi Vendola, presidente di Sel.
Sulla stessa linea Valentina Cuppi, di Sel Bologna: "Bene la decisione del tribunale di sorveglianza di Bologna sul carcere per tre dei quattro poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi, ma Patrizia Moretti ha ragione, non basta. Perché sei mesi di reclusione non sono proporzionati alla colpa commessa - un omicidio compiuto vestendo la divisa - e perché fino ad ora i tre poliziotti sono stati solo sospesi dalle Forze dell'Ordine. Stiamo parlando di tre membri delle forze dell'ordine che hanno ucciso un ragazzo vestendo la divisa e che peraltro non si sono mai pentiti. Non possono continuare a far parte di un corpo di polizia che ha come prima funzione quella di tutelare i cittadini e farli sentire al sicuro. La risposta che ci sentiamo di dare alla mamma di Federico Aldrovrandi e alle 10 richieste di Amnesty International per l'Agenda per i diritti umani è la garanzia del nostro impegno per l'istituzione del reato di tortura in Italia. Un provvedimento improcrastinabile di cui discuteremo in due dibattiti pubblici proprio con Patrizia Moretti".

Candidato Fratelli d'Italia: "Sentenza choc, subito la clemenza". Accoglie la pronuncia del tribunale come "una vergogna senza precedenti" Massimiliano Mazzanti, esponente del movimento di destra Fratelli d'Italia. "Un ufficio giudiziario, con una sentenza che odora di politica, decide che tre poliziotti, condannati per omicidio colposo a seguito di eccesso colposo nell'esercizio delle loro funzioni d'istituto, vengano sbattuti in galera, a scontare per di più un residuo di pena. Tre poliziotti in galera per un semestre di pena residuale, quando si chiede di liberare galeotti e spacciatori con la scusa che gli istituti di pena scoppierebbero. E' una vergogna senza precedenti", attacca Massimiliano Mazzanti, capolista al Senato di Fratelli d'Italia. "Mi adopererò per un'immediata petizione per ottenere subito un provvedimento di clemenza per degli agenti che, se hanno sbagliato, hanno sbagliato nello sforzo non facile di garantire sicurezza e ordine nelle nostre strade".

Il sindacato: "Bisogno di vendetta". "Prendiamo atto che in Italia tre poliziotti imputati per eccesso colposo sono ritenuti talmente tanto pericolosi da dover essere rinchiusi in una cella, e la cosa rappresenterà certamente un buon esempio...". E' il commento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia. "Sappiamo che questa decisione è estremamente funzionale il bisogno di vendetta dei protagonisti di questa drammatica storia, che comunque per avere piena soddisfazione pretendono che i colleghi perdano pure il posto di lavoro, anche se questo non è previsto da alcuna norma. Sappiamo che è funzionale anche alle campagne d'odio e denigrazione delle forze dell'ordine che, per qualche incredibile motivo, in mezzo a ruberie e abusi d'ogni genere, hanno vinto la poltrona dei cattivi dell'anno in questo strano Paese. Sappiamo che è funzionale a chi sull'emotività scatenata dalle vicende umane altrui ci marcia e ci racimola consensi, lettori, ascoltatori, candidature. Ma sappiamo, altrettanto concretamente, che è funzionale pure alla crescita esponenziale delle ansie e dei patemi che accompagnano ogni giorno di più tutti i poliziotti che scendono in strada con uno stato d'animo facilmente immaginabile".

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/01/29/news/per_la_morte_di_federico_aldrovandi_carcere_per_tre_degli_agenti_condannati-51496895/?ref=HREC1-12
(29 gennaio 2013)

Inviato da: metiu il Domenica, 10-Feb-2013, 21:36
non avevo visto!beh buono da una parte e tristezza dall'altra (il candidato e il sindacato...babba bia...)

polizia dappertutto-giustizia no

Inviato da: vulcani84 il Mercoledì, 27-Mar-2013, 18:34
Aldrovandi, presidio per i poliziotti condannati sotto la finestra della madre Patrizia Moretti
Il sindaco Tagliani chiede si spostarsi di poche decine di metri: «Così sembra una provocazione». E scoppia un diverbio

Sembrava ci fosse il sole a Ferrara. Ma le nubi della rabbia e del dolore hanno offuscato la giornata di Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, che quando ha aperto le finestre del suo ufficio, ci ha trovato sotto una ventina di poliziotti del Coisp. Il motivo? Un presidio in solidarietà ai quattro poliziotti condannati in via definitiva per la morte di Federico il 25 settembre 2005.

IL PRESIDIO -Stupore e rabbia, dopo che martedì Moretti è stata assolta nella causa di diffamazione contro Mariaemanuela Guerra, la pm di turno quando fu ucciso il diciottenne ferrarese. E mercoledì mattina, appunto, la manifestazione di sindacato di polizia nella piazza del Comune. Bandiere e manifesti di solidarietà in piazza Savonarola davanti agli uffici del Comune dove lavora la madre di Federico.
IL SINDACO -Il sindaco, Tiziano Tagliani, non ha perso tempo e subito è sceso chiedendo ai rappresentanti delle forze dell'ordine di spostarsi una decina di metri più in là. «Se fate la manifestazione sotto le finestre della mamma di Federico sembra una provocazione», ha detto Tagliani. E scoppia il diverbio con l'eurodeputato di Fli Potito Salatto: «Lei ha autorizzato il presidio». E non si sono mossi.

LA FOTO - Alla fine Patrizia Moretti è scesa dal suo ufficio con in mano una gigantografia del figlio fatta in obitorio. «Speravo di non dovere mai essere costretta a mostrare ancora in pubblico quella foto», ha detto la donna. Prima i manifestanti le hanno voltato le spalle. Poi si sono allontanati. E il sole era scomparso.

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ho il voltastomaco.

Inviato da: vulcani84 il Giovedì, 28-Mar-2013, 14:53
Aldrovandi, sindacato di polizia: "Noi vittime"
Madre querela e respinge "la loro solidarietà"
Dopo il presidio di Ferrara sotto l'ufficio della donna, il segretario Coisp si è scusato con la madre del giovane morto dopo essere stato fermato dalla polizia. Sdegnata la donna: "Solo ipocrisia"

12:50 - All'indomani del sit-in del Coisp a Ferrara in segno di solidarietà ai 4 agenti condannati per l'omicidio di Federico Aldrovandi, interviene il segretario dello stesso sindacato di polizia. "Siamo vittime di un'allucinante strumentalizzazione", afferma Franco Maccari. Dicendosi solidale con la madre della vittima, spiega che il sit-in verteva sul trattamento dei condannati. "Respingo la solidarietà ipocrita", replica la madre che sporge querela.
Coisp: "Sentenza atipica per i 4 poliziotti" - Il segretario generale Coisp, Franco Maccari, parlando della madre della giovane vittima, afferma che "ha tutto il diritto di esprimere il suo dispiacere e soprattutto il suo dolore". Poi spiega il motivo del sit-in del gruppo di poliziotti aderenti al suo sindacato in piazza Savonarola a Ferrara, sotto le finestre dell'ufficio di Patrizia Moretti, madre del ragazzo morto e dipendente comunale. "Noi stiamo portando avanti da un mese un tentativo di dialogo su un aspetto procedurale che non c'entra niente con la vicenda, su cui c'è una sentenza confermata in Cassazione che, seppure si può non condividere, va rispettata da tutti. Discutiamo sul fatto che in Italia chi deve scontare meno di un anno di carcere viene affidato ai servizi sociali e va agli arresti domiciliari, tranne quei 4 poliziotti", precisa Maccari.

Manifestazione autorizzata da una settimana - Il Coisp ribadisce di "aver chiesto la piazza principale di Ferrara una settimana fa a sindaco, questore e prefetto: "Non l'avremmo mai fatta lì se avessi saputo anche lontanamente che ci lavorava lei. Abbiamo poi mandato a dire 'signora ci scusi' tramite un'altra persona, l'abbiamo detto tramite questore e prefetto, ma non ha voluto parlarmi". Maccari nega anche che il gruppo abbia voltato le spalle a Patrizia Moretti.

La madre: "Sanno benissimo che lavoro lì" - La madre di Federico, che si dice anche umanamente confortata dai molti messaggi che le sono giunti, a cominciare dal ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, ribatte tuttavia: "Sanno benissimo che lavoro lì. Ed era una manifestazione nei confronti delle istituzioni che mi hanno sempre sostenuta".

"Usano il nome di mio figlio per cercare notorietà" - "Stanno usando il nome di mio figlio per cercare notorietà, celebrità. Se è così l'hanno avuta, adesso basta, mi lascino in pace e lascino in pace la memoria di mio figlio. Non so che cosa vogliono dimostrare, non so che cosa cerchino da noi. Non ho nessuna voglia di parlare con loro".

Coisp querelato per diffamazione - Fabio Anselmo, avvocato della madre di Federico Aldrovandi, ha querelato per diffamazione il segretario del Coisp, Franco Maccari, e il senatore Alberto Balboni. Per Anselmo è intollerabile l'accusa alla madre di aver mostrato ieri una foto modificata del figlio morto.


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Inviato da: vulcani84 il Giovedì, 28-Mar-2013, 20:58
FERRARA: CRESCONO LE ADESIONI AL PRESIDIO PER ALDRO. PATRIZIA MORETTI DENUNCIA COISP.

Crescono di ora in ora le adesioni al presidio in solidarietà con la famiglia Aldrovandi, domani dalle 18 alle 20.30, in piazza Savonarola a Ferrara. A organizzarlo è il Comitato “Verità per Aldro” su spinta di decine di cittadini ferraresi indignati dalla vergognosa provocazione messa in scena ieri da una ventina di poliziotti del Coisp, sindacato poliziesco schierato a destra, arrivati a manifestare sotto le finestre dell’ufficio dove lavora Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi. Sulla vicenda oggi SeL ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Cancelieri, di cui oggi – paradossalmente – lo stesso Coisp chiede le dimissioni. Sempre SeL ha poi annunciato la volontà di far approvare quanto prima, in Parlamento, una legge contro la tortura, ad oggi totalmente assente nel nostro paese nonostante le apposite convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato lasciandole poi lettera morta. Già oggi, davanti la Questura di Padova, c’è stato un primo presidio, organizzato dal collettivo universitario Crack.

Intanto Anonymous ha abbattuto i due siti internet di riferimento del Coisp. “Salve, servi dello Stato – scrivono gli attivisti di Anonymous in un post sul loro blog intitolato “#OpCoisp – TANGO DOWN”, dove ricordano tutte le vittime di malapolizia – apprendiamo dell’ennesima dimostrazione di viltà alla quale avete dato adito. Non dimenticheremo chi è caduto per mano di vili assassini asserviti al potere, lo strazio delle madri e dei padri che chiedono giustizia e rispetto. Le loro urla e le loro lacrime sono anche le nostre e a loro ci stringiamo, con la promessa di utilizzare tutte le armi in nostro possesso per indagare sulle morti impunite, per fare luce laddove lo Stato complice vuole imporre il silenzio”.

Sempre oggi il segretario nazionale Coisp, Maccari, ha cercato di mettere una pezza esprimendo “solidarietà” a Patrizia Moretti, che ha però rifiutato l’ipocrita presa di posizione denunciando invece l’uomo e il suo sodale, il senatore Pdl Alberto Balboni,per diffamazione, e annunciando un’altra possibile denuncia, questa volta per stalking: “Maccari – ha detto la mamma di Aldro – sa benissimo che da un mese un furgone del Coisp con manifesti e bandiere gira tutta la città di Ferrara, stazionando di fronte al comune di Ferrara, con gli stessi slogan di ieri. Inoltre è arrivato a sostenere che la foto di mio figlio, massacrato di botte, fosse un fotomontaggio”.

In piazza a Ferrara, domani, ci saranno anche gli ultras del Brescia 1911, che sulla scorta dell’analoga violenza subita da Paolo Scaroni da tempo esprimono con striscioni e contatti diretti la loro solidarietà alla famiglia di Aldro.

Dal caso Aldrovandi a quello di Giuseppe Uva, da uno scempio all’altro. Lucia, la sorella di Giuseppe Uva, l’uomo morto nel giugno del 2008 all’ospedale di Varese dopo essere stato fermato dai carabinieri, è indagata dalla Procura di Varese per diffamazione e istigazione a disobbedire alle leggi, a causa di una sua intervista rilasciata alla trasmissione televisiva Le Iene e alcuni commenti comparsi su Facebook. Nel frattempo il processo per punire i colpevoli dell’omicidio di Giuseppe, pestato in caserma e poi deceduto in ospedale dove arrivò con i segni evidenti di un massacro che non risparmiò nemmeno i suoi organi genitali, rischia concretamente, a sei anni dai fatti, di finire in prescrizione.

http://www.radiondadurto.org/2013/03/28/ferrara-crescono-le-adesioni-al-presidio-per-aldro-patrizia-moretti-denuncia-coisp/

Inviato da: metiu il Giovedì, 28-Mar-2013, 22:13
che dire...CHE MERDE!

Inviato da: Clash314 il Giovedì, 28-Mar-2013, 23:11
Che maledetti, dovrebbero dedicare un'aula a Federico Aldrovandi in ogni caserma per non dimenticare mai una vicenda del genere.

Inviato da: vulcani84 il Venerdì, 29-Mar-2013, 15:39
Aldrovandi, il Coisp: “Politica ipocrita. La Cancellieri parla a sproposito: vada a casa”

Secondo il sindacato che ieri ha manifestato davanti all'ufficio della moglie del giovane ucciso nel 2005 le critiche sono state "ingiuste, infondate e strumentali, rivolte a gente che svolge il proprio lavoro e tiene fede al proprio ruolo". Il ministro risponde: "Parole in libertà, le mele marce pagheranno"

di Redazione Il Fatto Quotidiano

La politica è “ipocrita” il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri parla “a sproposito” ed è “ora che vada a casa”. Così il Coisp, il sindacato che ha manifestato a Ferrara, davanti all’ufficio della madre di Federico Aldrovandi, risponde alle accuse che vengono definite “ingiuste, infondate e strumentali rivolte ieri a gente che svolge il proprio lavoro e tiene fede al proprio ruolo”. La nota è firmata dal segretario del Coisp, Franco Maccari. Patrizia Moretti, la madre di Aldrovandi, ha peraltro deciso che querelerà lo stesso Maccari che aveva sostenuto che la foto che ritrae il ragazzo morto è un fotomontaggio.

Non si è fatta attendere la reazione della Cancellieri. “Non vale nemmeno la pena di soffermarsi” sulla richiesta di dimissioni perché “sono parole in libertà“, ha detto al Tg3. “Dobbiamo punire i poliziotti che sbagliano, ma anche premiare i tantissimi che ogni giorno fanno il loro dovere da veri servitori dello Stato”. E ha aggiunto: “Bisogna lavorare perché le mele marce vadano via, ma la polizia è un corpo sano”. Alla mamma di Federico “voglio invece dire che le siamo vicini, comprendiamo il suo dolore e ha tutto il nostro affetto, comprensione e sincera solidarietà. Farei qualunque cosa per alleviare il suo dolore, ma purtroppo non si può tornare indietro. Siamo con lei”.

Prima della risposta del ministro all’Interno, la stessa Moretti aveva risposto al Coisp. “Direi che la loro terminologia li qualifica – dice all’Andkronos – Continua l’arroganza, se la prendono con tutti, con le istituzioni oltre che con le famiglie delle vittime, mi chiedo che gente sia”. A questo punto serve un passo in più, secondo la mamma di Federico. “Le istituzioni prendano una posizione al di là della solidarietà – scandisce – Io non so se sanzioni disciplinari siano in questo caso lo strumento giusto, di certo lo sono per i 4 agenti condannati per la morte di mio figlio, ma credo che le istituzioni non possano tollerare oltre quella che per per noi è una tortura costante, direi quasi uno stalking, visto che il Coisp gira da un mese con il suo camper a Ferrara” per esprimere solidarietà a poliziotti condannati in via definitiva dopo 3 gradi di giudizio. ”Mi hanno chiamato diversi questori, quello di Ferrara e il suo predecessore che adesso è a Catania – aggiunge – il capo della Polizia Marangoni e anche tanti poliziotti che mi hanno detto di non sentirsi rappresentati da quanto fatto dal Coisp, mi hanno detto che si dovrebbero vergognare”.

Ma le parole del Coisp hanno suscitato le proteste di diverse forze politiche di centrodestra. ”Faccio appello all’intelligenza e alla sensibilità sempre dimostrata dal ministro Cancellieri – dice la senatrice del Pdl Anna Cinzia Bonfrisco - La vicenda della manifestazione sotto le finestre della signora Aldrovandi va intesa come un atto fortemente intimidatorio nei confronti di una donna che ha già pagato un prezzo troppo alto. Il ministro Cancellieri faccia sentire la vicinanza delle istituzioni democratiche a questa mamma e al ricordo di suo figlio, sulla cui morte la giustizia si è già espressa con chiarezza”. Ma alla madre di Aldrovandi arriva la solidarietà anche di Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni e Edmondo Cirielli.

Maccari nel comunicato scrive che “nell’assordante silenzio generale nessun altro ha trovato dentro di sé la coerenza, il tempo, la voglia di affrontare questioni trascurate, piaghe che devono essere curate. Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto sono quattro poliziotti italiani che non hanno ‘voluto’ fare del male a Federico Aldrovandi, come accertato anche in quelle sentenze che mai, mai e poi mai abbiamo contestato o non rispettato”. Il Coisp si rivolge innanzitutto agli “illustri colleghi sindacalisti che non possono fare sindacato solo quando è comodo, solo con chi gli fa simpatia e non rischia di compromettere utili rapporti politici, solo se non lede imponenti potentati che non osano mettere a rischio nell’interesse dei colleghi, tradendo completamente il proprio mandato, e sputando su chi è nella più seria delle difficoltà”.

Secondo Maccari le critiche al Coisp sono arrivati “perché abbiamo fatto notare che i colleghi condannati per colpa e solo per colpa non dovrebbero stare in carcere considerato che è la stessa legge a stabilirlo; perché abbiamo osato dire le cose come stanno, che non si riesce a occuparsi seriamente di creare le migliori condizioni perché drammi come quello di Ferrara non si ripetano; perchè abbiamo reagito all’unico irresponsabile risultato di tanta sofferenza: bollare gli appartenenti alle forze dell’ordine come potenziali torturatori, da marchiare come bestie perché non sono in grado di svolgere il proprio lavoro”. Maccari si chiede: “Perché nessuno osa mai parlare delle troppe volte che i poliziotti vengono aggrediti e massacrati senza che si lavori onestamente per cambiare cose che possono e devono essere cambiate? Perché? La verità è che una politica ipocrita, tecnici superficiali e voltagabbana, e sindacati che se ne restano accuratamente e vergognosamente al riparo da discussioni difficili e scomode non fanno che aggravare lo stato di migliaia di uomini e donne che non hanno microfoni a cui parlare”.

“Siamo profondamente colpiti – dice ancora Maccari – dalla superficialità dei tanti che hanno emesso spietati giudizi senza avere la più pallida idea di come fossero andate veramente le cose in quella piazza di Ferrara. Prima fra tutti il Ministro, Annamaria Cancellieri che senza preoccuparsi ha parlato a sproposito di offese a una famiglia e una madre che noi rispettiamo totalmente. Forse il ministro non ha più tempo, voglia e forza necessari per svolgere con la dovuta accortezza il proprio ruolo ed è decisamente tempo che vada a casa”. Il Coisp ribadisce infine che non sapeva che Patrizia Morettilavorasse in Comune, “circostanza a noi del tutto sconosciuta” e attacca chi ha “strumentalizzato” un’iniziativa “ampiamente pubblicizzata in anticipo” e che rientra in un “intero mese di attività”. “E’ troppo facile – conclude Maccari – trovare belle e comode parole dall’alto di certe poltrone, pretendere di tutto dagli appartenenti alle forze dell’ordine e poi, quando qualcosa va male, scaricare quattro colleghi lasciati alla lapidazione”.

A questo si aggiunge la protesta della segreteria Nord Italia del Consap, altro sindacato di polizia che dice di ritenere “veramente vergognoso e mortificante assistere alle difese d’ufficio da parte di ex capi della polizia che ancora tutt’oggi rivestono importanti ruoli anche di Governo, sulla delicata questione Aldrovandi, oggi alla ribalta di tute le notizie, mentre in silenzio assistono alla porcheria del l’assegnazione di ulteriore gettito di ore di straordinario per i burocrati del ministero, lasciando in mutante i poliziotti che lottano contro la criminalità organizzata! La Consap non ci sta e lancia l’allarme!”.

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ma perchè invece di fare la guerra tra ipocriti non ammettono come la pensano veramente? wink.gif

Inviato da: vulcani84 il Venerdì, 29-Mar-2013, 21:35
Aldrovandi, 4000 in piazza a Ferrara: “Chi uccide non indossi più la divisa”

“Sono meravigliata, questa solidarietà è enorme, e non è per me ma per Federico. Questa città vuole bene a Federico”. Patrizia Moretti si fa largo tra le oltre 4 mila persone che sono scese in piazza Savonarola a Ferrara per manifestare il proprio sdegno dopo l’ennesimo affronto del sindacato di polizia Coisp sulla morte del figlio Federico Aldrovandi.

“Chiediamo che chi uccida venga espulso dalla polizia, non indossi più la divisa”, ha spiegato la Moretti ai cronisti, “Ho appena visto il questore insieme al prefetto. Non possono venire ad una manifestazione del genere, ma ci hanno dimostrato la loro vicinanza e il loro calore. Ho comunque invitato quella polizia che si dissocia della provocazioni dei colleghi del Coisp ad essere presente a fianco a noi. Anche il loro sdegno può darci la forza di cambiare”.

I manifestanti, alcuni giunti anche da fuori Ferrara, sono arrivati da viale Cavour e da piazza Duomo per poi ritrovarsi proprio in piazza Savonarola dove il sindacato Coisp aveva inscenato un sit-in con tanto di striscione riferito ai quattro colleghi colpevoli dell’omicidio di Aldrovandi (“La giustizia non è uguale per tutti”). Ora al posto del camper ora c’è uno striscione “Stop the Coisp – Verità e giustizia per Federico Aldrovandi”.

Assieme alla famiglia Aldrovandi, in mezzo alla folla, anche Ilaria Cucchi, Domenica Ferulli e Lucia Uva. Quasi invisibile, perchè non vicinissima, la presenza di polizia e carabinieri. Ai lati al corteo soltanto qualche agente della municipale. Lino Aldrovandi, papà del ragazzo ucciso è intervenuto al megafono: ”Siate equilibrati nelle vostre vite, vogliate bene ai vostri figli, loro non devono morire senza motivo”.




http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2013/03/29/Ferrara-piazza-Aldrovandi_8479302.html

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Inviato da: vulcani84 il Martedì, 30-Lug-2013, 18:33
Aldrovandi, tornano liberi tre degli agenti condannati. Il sindacato: “Bentornati”
Scatta il fine pena per Paolo Forlani e Luca Pollastri, due dei quattro poliziotti in carcere per la morte di Federico Aldrovandi, il diciottenne morto il 25 settembre 2005 a Ferrara. Monica Segatto agli arresti domiciliari tornerà in libertà nei prossimi giorni. A fine agosto sarà il turno di Enzo Pontani. Il Coisp: "E' un giorno speciale. Colleghi trattati come criminali incalliti"

Tornano liberi tre dei quattro agenti condannati per il caso Aldrovandi. E il primo commento è quello di Franco Maccari, segretario generale del Coisp, Sindacato Indipendente di polizia: “Domani 29 luglio sarà un giorno speciale. Non solo perchè finalmente torneranno completamente liberi i colleghi travolti dalla drammatica vicenda, ma anche perchè registreremo il primo caso in Italia di condannati per mera colpa che scontano fino all’ultimo secondo della loro pena non in libertà. Finalmente la storia ha trovato qualcuno a cui far sentire tutta la severità della legge che diventa spietatezza; quando si deve rispondere all’onda emotiva che si leva dalla piazza ed alla voglia di vendetta di qualcuno che evidentemente conta più degli altri”.

Scatta il fine pena per Paolo Forlani e Luca Pollastri, due dei quattro agenti di polizia in carcere per la morte di Federico Aldrovandi, il diciottenne morto il 25 settembre 2005 a Ferrara durante una colluttazione con gli agenti che lo fermarono, poi condannati a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo nell’omicidio colposo del ragazzo. I due agenti stavano scontando, loro in carcere mentre gli altri due colleghi Monica Segatto ed Enzo Pontani ai domiciliari, i sei mesi di pena residua, dopo l’ applicazione e lo sconto dell’indulto alla pena base. Dunque dopo le pratiche di rito, con le notifiche dell’ordine di scarcerazione, per il fine pena, usciranno dal carcere dell’Arginone Luca Pollastri e Paolo Forlani. Monica Segatto è da tempo agli arresti domiciliari (anche per lei comunque scatterà il fine pena in questi giorni) mentre per Pontani, la cui condanna esecutiva e la conseguente carcerazione scattò quasi un mese dopo gli altri, per un cavillo tecnico, la libertà arriverà a fine agosto.

Con il fine pena si esaurisce la fase penale (processi, condanne e pene) del caso Aldrovandi, mentre restano ancora da applicare le sanzioni amministrative decise dal ministero degli Interni con il provvedimento disciplinare a carico dei quattro agenti, che prevedeva la sospensione di sei mesi dal servizio. Per i quattro agenti è ancora pendente il giudizio davanti alla Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna, poiché la procura regionale della magistratura contabile contesta ai quattro poliziotti un’ipotesi di danno patrimoniale per il risarcimento che il ministero dell’Interno ha pagato ai familiari del giovane ferrarese: una cifra che si avvicina ai due milioni di euro motivata dai danni materiali e di immagine che vi sarebbero stati per la polizia e l’istituzione.

“Rimane”, ha continuato Franco Maccari, “e rimarrà sempre, come monito per tutti gli altri appartenenti alle Forze dell’Ordine, il trattamento da criminali incalliti riservato ai colleghi”, aggiunge Maccari, “gli unici entrati in carcere in Italia per scontare una condanna subita per una contestazione colposa negli ultimi 40 anni”. Maccari ha stigmatizzato il trattamento subito dagli agenti “a fronte di indegne concessioni di agevolazioni e trattamenti benevoli quando non di favore a criminali veri” mettendo l’accento sulle “storture di un sistema che sembra governato dai media invece che dalle leggi, un sistema in cui il boss dei boss Provenzano può lasciare il carcere duro (anche se le sue condizioni non cambieranno di fatto perchè resterà semplicemente affidato alle cure mediche come già è) perchè non ce ne sarebbero più i presupposti, ma quattro Poliziotti possono essere tenuti in carcere anche se non ce ne sono i presupposti”.

di Redazione Il Fatto Quotidiano | Ferrara | 28 luglio 2013

Inviato da: vulcani84 il Sabato, 24-Ago-2013, 10:35
Aldro, il Coisp rischia denuncia per stalking
L'avvocato Anselmo studia una nuova denuncia a Maccari e al sindacato: "Impediscono a Patrizia di tornare a una vita serena"

Molestie, diffamazione e stalking. Sono questi i capi di accusa che con ogni probabilità dovrà fronteggiare il sindacato di polizia Coisp (sul piano civile) e il suo segretario generale Franco Maccari (sul lato penale), dopo le sue ultime dichiarazioni in cui criticava con decisione il comportamento di Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi. “Sarebbe ora di smetterla di trincerarsi dietro al dolore del lutto per infierire sugli altri senza argomentazioni valide”, scriveva Maccari, aggiungendo che il dolore di una madre “non significa che lei possa continuare a sparare a zero senza controllo basandosi su argomentazioni fasulle” e ipotizzando fini politici per chi negli anni ha appoggiato la lotta degli Aldrovandi.

Ora però sembra che, proprio come affermava la Moretti pochi giorni fa, le decine di querele sporte dal sindacato di polizia verso i suoi sostenitori possano cominciare “a tornare indietro”. Fabio Anselmo, legale della famiglia Aldrovandi, sta infatti studiando in questi giorni una nuova denuncia a Maccari e al Coisp, con capi di imputazione di maggiore gravità rispetto alla semplice diffamazione. A causa della “continuità e ripetitività di queste molestie” è infatti ipotizzabile secondo Anselmo un’accusa per stalking, un comportamento tale cioè da creare uno stato di continua ansia, paura o disagio in un’altra persona. “È vero – conferma l’avvocato -, stiamo studiando questa ipotesi. Riteniamo che non ci sia motivo al mondo per attaccare Patrizia e non capiamo il perchè di questi continui attacchi. La faccenda ormai è chiusa: i poliziotti sono stati condannati, hanno scontato la pena e Patrizia si è ritirata a vita privata e non vuole più essere al centro dell’attenzione. Ma questi attacchi periodici sono sempre diretti a lei e sono privi di qualsiasi giustificazione o pretesto: Patrizia viene additata come nemico numero uno delle forze dell’ordine e le viene impedito di tornare a condurre una vita serena”.

Un comportamento che per Anselmo è reso ancora più inaccettabile perchè il Coisp esulerebbe completamente dalla sua vera funzione: “Un sindacato deve fare il suo lavoro e il caso Aldrovandi non ha nulla di sindacale, e inquadrarlo in quella logica vorrebbe dire che i poliziotti normalmente si comportano sempre come i quattro condannati per la morte di Federico, ma sappiamo che non è così. Non si capisce qual’è la ragione di questi attacchi personali a una madre a cui è stato portato via un figlio, ma non la si può descrivere come una sorta di venditrice sulla base di un’attività politica che non fa e che ha sempre rifiutato di fare”.

Nelle ultime ore anche Lino Aldrovandi, padre di Federico, ha pubblicato un amaro post in risposta alle dichiarazioni di Maccari, in cui chiede agli amici “di non offendere nessuno, per non far sentire vittima ‘chi non lo è’, altrimenti non se ne uscirebbe più”, e in cui ricorda il diverso atteggiamento tenuto dall’ex capo della polizia Antonio Manganelli, che in passato si era recato di persona a chiedere scusa ai genitori del ragazzo ucciso. “Io non so – scrive Aldrovandi – cosa animi tali impulsi così astiosi per continuare a difendere l’indifendibile infierendo sulla salute delle persone… In un certo senso questo protrarsi… lo vedo come un buttar fumo negli occhi. Le istituzioni sane e le persone normali lo hanno capito standoci sempre accanto. I tre gradi di giudizio hanno dato ragione infatti, con argomentazione valide, alle istituzioni sane e ai cittadini normali. È un dolore purtroppo che non ha fine . Mi hanno ucciso un figlio, l’unica vera vittima di questa disgustosa e violenta storia, e continuano a farlo bastonandoci e soffocandoci con il dolore. Confido nel buon senso e nell’equilibrio di “chi” importante… potrà fare per mettere una parola fine a questa disonorante storia, e mi viene in mente il bell’incontro di due anni fa con il capo della polizia Manganelli che chiese scusa a Federico e che purtroppo anche lui maledettamente ci ha lasciato. Questo per consentirci, insieme anche a chi come poliziotto ha capito…, di ricordare in pace e per quel residuo di serenità rimastaci… un ragazzino ucciso senza una ragione una maledetta ed infame domenica mattina. Il “colore” non c’entra sig. Maccari, e il figlio non era il suo”.

http://www.estense.com/?p=323127

Inviato da: vulcani84 il Mercoledì, 22-Gen-2014, 18:22
Mamma Aldrovandi: gli agenti tornano in servizio, il Viminale tace

Patrizia Moretti: sappiamo che i poliziotti dovrebbero tornare a lavoro tra gennaio e febbraio, ma dal ministero nessuno dice nulla. E aggiunge: la radiazione sarebbe prevista anche per il disonore alla divisa. Ma l'avvocato di Forlani nega: "Il mio assistito è in cura"

Mamma Aldrovandi: gli agenti tornano in servizio, il Viminale taceBOLOGNA - I poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi stanno tornando in servizio dopo aver scontato sei mesi di detenzione e il periodo di sospensione. E la famiglia del ragazzo ucciso a Ferrara, che da sempre ne chiede la radiazione, non è stata contattata per esserne informata dalla Polizia o dal ministero dell'Interno. Lo ha spiegato all'Ansa la madre, Patrizia Moretti, che alla domanda se una chiamata se l'aspettava risponde: "Beh, effettivamente sì".

"Conoscenza diretta non ne abbiamo - spiega Moretti riguardo al fatto se i quattro siano già tornati al lavoro - sappiamo che i tempi sono questi, tra fine gennaio e inizio febbraio, ma in realtà le notizie le ho più dai giornalisti che non dalla fonte. Con i nostri avvocati avevamo fatto una richiesta di accesso agli atti presso i vertici della polizia per vedere i loro provvedimenti disciplinari, ma ci è stata negata. Perché, ci hanno detto che ai sensi di legge non siamo diretti interessati".

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E la donna ribadisce che, invece, una comunicazione in questo senso se la sarebbe aspettata. "L'ultimo ministro con cui abbiamo parlato era Cancellieri. Allora era ministro dell'Interno. Si era in parte impegnata a seguire attentamente la vicenda, poi ha cambiato ministero... Il problema è che cambia politico e non c'è più modo di proseguire il dialogo e non hai più un interlocutore". Nemmeno i quattro agenti hanno provato a contattare la famiglia, spiega Moretti, che aggiunge: "Mai, mai assolutamente".

Quanto al fatto che non sia possibile la radiazione dalla polizia per condanne per reati colposi, la madre di Federico ribadisce quanto lei e il padre, Lino Aldrovandi, hanno sempre sostenuto: "In tutte le sentenze che si sono succedute, in particolare la prima, hanno sancito che non è stato possibile arrivare ad una pena maggiore a causa degli insabbiamenti dei colleghi. Io ho letto il regolamento della polizia - rimarca -: la radiazione anche è prevista per il disonore alla divisa. E questo per me è alto tradimento. Basta leggerle le cose, basta volerle applicare, per me gli appigli ci sono. Ma forse non vogliono farlo". "Qui non ci siamo solo noi - è la sua conclusione - ma è una questione che riguarda tutti, riguarda quello che decide di fare una istituzione di fronte ad una condanna per omicidio".

In serata è arrivata la smentita del legale di uno dei quattro agenti. Paolo Forlani, spiega l'avvocato Gabriele Bordoni, non tornerà per il momento in servizio, perché da tempo in cura per una patologia seria, una "nevrosi reattiva", dovuta "alle vicende del processo e a tutto quello che ha vissuto, con grande dolore, anche per la morte del ragazzo".

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/01/21/news/aldrovandi_la_madre_contro_il_viminale_per_il_rientro_in_servizio_degli_agenti_condannati-76555243/

Inviato da: vulcani84 il Mercoledì, 30-Apr-2014, 11:22
Aldrovandi, Sap applaude agenti. Renzi alla madre: 'Indegno'
Cassazione nel 2012 li condannò per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi, tre anni dei quali coperti dall'indulto

Bufera sul Sap, in congresso nazionale a Rimini. Al Grand Hotel, dove sono riuniti, i delegati del secondo sindacato di polizia italiano tributano circa cinque minuti di applausi a tre dei quattro agenti condannati in via definitiva per la morte del 18enne durante un controllo il 25 settembre del 2005 a Ferrara. Applausi che non mancano di segnare la mamma del giovane, Patrizia Moretti.

"E' terrificante - ha commentato - mi si rivolta lo stomaco". Il gesto del Sap è stato decisamente criticato dal governo e dal capo della polizia. Il premier Matteo Renzi ha telefonato in serata alla madre di Federico per esprimerle solidarietà per "l'indegna vicenda". "Gli applausi - ha detto il ministro dell'interno Angelino Alfano - sono un gesto gravissimo e inaccettabile che offende la memoria di un ragazzo che non c'è più e rinnova il dolore della sua famiglia. Applausi che danneggiano la polizia e il suo prestigio". Lo stesso capo dello polizia Alessandro Pansa ha espresso "vicinanza e solidarietà" alla madre di Federico Aldrovandi "non riconoscendosi in alcun modo in comportamenti che trova gravemente offensivi nei confronti della famiglia Aldrovandi e della società civile che crede nell'operato delle donne e degli uomini della polizia".

In serata il neosegretario generale del Sap Gianni Tonelli ha replicato a queste critiche: "L'onorabilità della Polizia di Stato è stata irrimediabilmente vilipesa e - ha affermato - solo una operazione di verità sarà in grado di riscattare il danno patito. Alla stessa stregua i nostri colleghi, ingiustamente condannati, hanno patito un danno infinito". A far scattare l'ovazione dei delegati del Sap la presenza, nella sessione pomeridiana del Congresso, degli agenti Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani, condannati dalla Corte di Cassazione il 21 giugno 2012 per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi, tre anni dei quali coperti dall' indulto. Oltre ai tre poliziotti presenti all'assise riminese, nel caso Aldrovandi era coinvolta anche un'altra poliziotta, Monica Segatto: i quattro hanno trascorso alcuni mesi in carcere. "E' terrificante, mi si rivolta lo stomaco - ha reagito la madre del giovane raggiunta dall'ANSA -: cosa significa? Che si sostiene chi uccide un ragazzo in strada? Chi ammazza i nostri figli? E' estremamente pericoloso".

Il Sap, ha poi sottolineato Moretti sulla sua pagina Facebook, "applaude a lungo i condannati per l'omicidio di mio figlio. Provo ribrezzo per tutte quelle mani. Pansa era lì?", ha domandato riferendosi al Capo della Polizia che, ospite del congresso nella mattinata, aveva però lasciato Rimini già da diverse ore. Diversi i commenti negativi sugli applausi a Rimini sui social network, sia sulla pagina della mamma di Federico Aldrovandi, sia su Twitter, segnati con l'hashtag #vialadivisa, nome di un movimento che, lo scorso 15 febbraio a Ferrara aveva chiesto, nel corso di una manifestazione, la radiazione degli agenti coinvolti nella vicenda. Sul versante politico, Sel, attraverso il coordinatore nazionale, Nicola Fratoianni, ha definito "gli applausi agli assassini di Federico Aldrovandi agghiaccianti e inaccettabili. Chi applaude quegli agenti applaude ad un crimine vergognoso e non è certo degno di vestire una divisa. Non si può accettare che chi è chiamato a garantire la sicurezza dei cittadini possa compiere gesti terribili come quello di oggi''. Per Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, "inaccettabile l'ovazione che il congresso del Sap ha voluto dedicare agli agenti condannati per l'omicidio Aldrovandi".

Inviato da: Animale Notturno il Mercoledì, 23-Set-2015, 19:27
Il caso Aldrovandi. Dieci anni senza Federico. (www.bologna.repubblica.it)
Ferrara, all'alba del 25 settembre 2005 muore un ragazzo di 18 anni dopo un controllo di polizia. Quattro agenti vengono condannati in via definitiva. Se il caso giudiziario è chiuso, restano l'assenza e il dolore. E la battaglia della famiglia perché non accada mai più.

25 settembre 2005: diciotto anni, due mesi, otto giorni aveva Federico Aldrovandi la notte in cui morì in seguito a un fermo di polizia. 21 giugno 2012: a quasi sette anni di distanza, poco meno di 81 mesi dopo, la Cassazione condannava in via definitiva quattro agenti della polizia di Stato per "eccesso colposo in omicidio colposo". In mezzo a queste due date il travaglio di una famiglia - e di una città intera - alla ricerca della verità. Un risultato importante. Ma che non esaurirà la scia di dolore per chi ha perso Federico.

Il caso di Federico Aldrovandi è emblematico. E' avvenuto prima della tragedia di Stefano Cucchi, e prima anche del dramma di Giuseppe Uva. E' emerso lentamente: sembrava, all'inizio, la morte - ugualmente incomprensibile, ingiusta e sbagliata - di un ragazzo dopo una notte di bravate. Ha invece assunto contorni più drammatici e inquietanti. Non è possibile sapere che ne sarebbe stato di questo giovane se quella notte non avesse incrociato sulla sua strada i quattro agenti condannati. Quel che oggi è certo, dopo tre gradi di giudizio, è proprio quel che è accaduto, di chi sono le responsabilità e chi è stato chiamato a pagare per aver provocato la morte di un ragazzo di 18 anni appena compiuti.

Sono le istantanee, a volte, a fare la storia, e a dipingere una storia. Scavando nei ricordi mediatici appare una fotografia di Federico al mare, alcuni anni prima della tragedia: gli occhi dolci di bambino, un fisico ancora da farsi. Poi ce n'è un'altra più recente, in cui il viso ha già i contorni più paffuti, e la somiglianza con la madre Patrizia è impressionante. Poi c'è una foto terribile, quanto quella delle gambe pelle e ossa o della schiena massacrata di Stefano Cucchi. E' un'immagine in cui Federico pare assopito. Ma ha il volto in parte tumefatto, e attorno ai capelli mossi, un'aureola di sangue: così appariva Aldrovandi all'obitorio. L'immagine nell'immagine è lo scatto che testimonia un'altra circostanza. Quando la madre di Federico, Patrizia Moretti, fu attaccata da un sindacato di polizia, proprio sotto le finestre del suo ufficio, al Comune di Ferrara. Scese le scale e srotolò davanti a tutti un manifesto che ritraeva quel volto e quel sangue.

Federico è morto dieci anni fa e non possiamo sapere che volto avrebbe oggi, un uomo di 28 anni, probabilmente con qualche sogno realizzato e altri stipati in un cassetto. Federico Aldrovandi è morto all'alba del 25 settembre 2005, a pochi passi da casa, nella sua Ferrara. Ne hanno parlato i giornali, sono stati scritti libri, fumetti, e un documentario dal titolo emblematico: "E' stato morto un ragazzo". Una storia che non smette di essere attuale, anche a dieci anni di distanza. Con una famiglia, una città e un Paese intero che non vogliono dimenticare.

http://www.federicoaldrovandi.it/

25 e 26 settembre 2015, Ferrara Piazza Municipale, Musica Parole e Immagini per Federico.
Sabato 26 concerti di 99 Posse e Punkreas.

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