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> Federico Aldrovandi, Giustizia Per Aldro !
 
skizO
Inviato il: Martedì, 27-Ott-2009, 00:05
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Satanasso
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punkreas
Inviato il: Domenica, 01-Nov-2009, 21:25
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Barbagianni
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Da sabato 31 ottobre 2009, alle 23,45, “Un giorno in Pretura” dedica 4 puntate al processo che ha giudicato e condannato i responsabili della morte di Federico !
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punkreas
Inviato il: Domenica, 01-Nov-2009, 21:26
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Barbagianni
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DAL BLOG UFFICIALE:

La famiglia di Stefano Cucchi

nbsp;http://www.carta.org/campagne/diritti+ci…

Ho conosciuto i genitori e la sorella di Stefano Cucchi.
Gli ho detto che avrei voluto che la condanna per omicidio
ai quattro agenti che hanno tolto la vita a Federico potesse impedire il ripetersi di quelle violenze e quei silenzi
che abbiamo conosciuto noi.
Al padre avevano parlato di infarto… mi ricorda il malore che avevano attribuito a Federico.
Chi ha spezzato la schiena a Stefano Cucchi? Chi l’ha picchiato? Chi l’ha lasciato senza cibo e cure da solo sotto un lenzuolo?
Sua madre mi ha detto che in vita pesava 43 chili. Alla morte 37. Un’enormità per una corporatura così esile.
Troppe domande senza risposta. Solo una certezza: stava bene prima che lo arrestassero. Pochi giorni ed è morto.
Spero e auguro alla sua famiglia di trovare verità e giustizia. Gli saremo sempre vicini d’ora in poi.
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punkreas
Inviato il: Domenica, 01-Nov-2009, 21:29
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Barbagianni
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DA WIKIPEDIA:

Il 6 luglio 2009 il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Aldrovandi. I quattro condannati, grazie all'indulto varato nel 2006, non sconteranno la loro pena.

Messaggio modificato da punkreas il Domenica, 01-Nov-2009, 21:31
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vulcani84
Inviato il: Domenica, 01-Nov-2009, 21:47
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Vulcani
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che schifo.

per stefano di là non ho commentato ma le mie idee a riguardo sono come quelle per federico. VERGOGNA.


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vulcani84
Inviato il: Sabato, 18-Set-2010, 11:56
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Vulcani
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"Il film sulla storia di Federico Aldrovandi di Filippo Vendemmiati "E' stato morto un ragazzo" presentato alla Mostra del Cinema di Venezia ripercorre l'emblematico caso giudiziario e giornalistico legato alla morte del giovane. Un film non contro un'istituzione, ma a difesa... dei diritti dei cittadini, per la trasparenza dello stato e per evitare che in futuro in Italia possano accadere altre morti assurde come quella di Federico. Un film importante, ed è per questo che riteniamo altrettanto importante che la Rai decida di trasmetterlo!" E' l'appello lanciato a Venezia dal portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.

Primi firmatari: Patrizia Moretti madre di Federico, il padre Lino Aldrovandi, il fratello Stefano, lo zio Franco, gli amici Aldrea Boldrini, Paolo Burini, Matteo Parmegiani, gli avvocati Fabio Anselmo, Alessandro Gamberini, Riccardo Venturi, Alessandra Pisa, l'insegnante Giampiero Benedetti. Oltre a loro hanno aderito, tra gli altri, anche gli attori Ottavia Piccolo e Valerio Mastandrea, il presidente della provincia Nicola Zingaretti, i giornalisti Roberto Natale, Bice Biagi, Loris Mazzetti, Ottavio Olita, Stefano Corradino e Federico Orlando".
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vulcani84
Inviato il: Martedì, 12-Ott-2010, 22:23
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Omicidio Aldrovandi, lo Stato risarcisce la famiglia

Lo Stato ha riconosciuto un risarcimento alla famiglia di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. È stato raggiunto due giorni fa l’accordo per la
transazione economica a favore delle parti civili costituite nei processi nati dalle inchieste sulla morte del ragazzo. Complessivamente ai familiari di Federico andranno quasi due milioni. In cambio lo Stato chiede alla famiglia di non costituirsi parte civile nei procedimenti ancora aperti sulla vicenda.
«Sono soddisfatto dal punto di vista professionale, si tratta di una ammissione di responsabilità di indubbia valenza - ha spiegato uno dei legali della famiglia, Fabio Anselmo, ricordando che il ministero dell’Interno non era mai stato citato come responsabile civile - ma anche dispiaciuto dal punto di vista umano, avrei voluto essere in appello. Però capisco la fatica della famiglia per tutta questa battaglia». Ma - ha assicurato - il papà e la mamma di Federico, Lino Aldrovandi e Patrizia Moretti, saranno comunque in aula in appello. Le responsabilità penali restano ovviamente in capo agli imputati.
I quattro poliziotti di pattuglia quella mattina sono stati condannati in primo grado per eccesso colposo in omicidio colposo, e altri tre loro colleghi sono stati condannati per il depistaggio delle indagini (per un quarto il processo è ancora in corso).
«Oggi si può iniziare a parlare di pacificazione» ha detto Anselmo, ricordando che la famiglia di Federico non ha mai avuto un atteggiamento di contrapposizione nei confronti della polizia, ma ha solo lottato perché fosse ristabilita la verità su quanto gli era accaduto.
«In prima fila alla proiezione ferrarese del film “È stato morto un ragazzo” del giornalista Filippo Vendemmiati sulla vicenda di Federico c’era il questore - ha detto Anselmo - e anche lo stesso Manganelli è stato molto vicino alla madre». «L’associazione delle vittime delle forze dell’ordine che stiamo fondando - ha concluso - nasce per aiutare chi si trova in situazioni simili ed è in difficoltà. Lo scopo è chiedere aiuto allo Stato affichè non lasci solo chi si trova in queste situazioni».
La mamma di Federico: è un altro passo «È un altro passo: una tragedia così non si chiuderà mai, Federico non ce lo restituirà mai nessuno, ma l’importante è che la sua memoria sia quella giusta. Quello che mi interessava era far sapere quello che è successo, e questo è un obiettivo raggiunto».
Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, commenta così il risarcimento di 2 milioni di euro riconosciuto dallo Stato alla sua famiglia per la morte del ragazzo, avvenuta a Ferrara durante un controllo di polizia il 25 settembre 2005. Le motivazioni della sentenza di condanna di primo grado, che hanno accertato le responsabilità dei quattro poliziotti coinvolti nell’intervento degenerato in pestaggio che causò la morte del giovane, per la famiglia sono chiare, anche se parteciperà comunque al processo di appello. Il decreto con l’accordo tra le parti, spiega uno dei legali della famiglia, Fabio Anselmo, è già stato firmato dal ministero dell’Interno e prevede che la famiglia non si costituisca più parte civile nei procedimenti ancora aperti. «Non è solo una questione economica, ma un segnale importante - spiega ancora la mamma di Federico - dopo una battaglia durissima, che lo Stato stesso si faccia portavoce, promuova un avvicinamento alla famiglia, è una bella cosa».
Per il legale c’è la soddisfazione professionale «per un’ ammissione di responsabilità di indubbia valenza» ma anche il rammarico dal punto di vista umano di non essere parte in appello. «La famiglia è stremata da cinque anni di feroci battaglie - commenta Anselmo - è soddisfatta dalla sentenza di primo grado che vedrà una sicura conferma dell’impianto in secondo grado, cerca di voltare pagina». Se si è arrivati a questo punto, è comunque perché la famiglia di Federico non si è mai fermata davanti alla ricostruzione ufficiale dei fatti, raccogliendo anche tramite un blog divenuto tra i più cliccati in Italia, prove e testimonianze su quello che era veramente avvenuto quella sera.
Per la mamma di Federico Aldrovandi, la ricerca della verità continuerà in sede penale, ma anche al di fuori delle aule dei tribunali. «La nostra idea è costituire una associazione - spiega ancora Patrizia Moretti - affinché fatti come questi non si ripetano mai più: l’idea ci è’ venuta lo scorso 25 settembre, nel quinto anniversario della morte di mio figlio. Il nostro è uno scopo propositivo - conclude la mamma - lo Stato ci ha dato una grande risposta, vorrei questa fosse una strada da seguire».

fonte: il secolo XIX


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vulcani84
Inviato il: Lunedì, 22-Nov-2010, 18:45
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La mamma di Aldrovandi: “Ecco cosa avrei detto a Vieni via con me”
22 novembre

La replica di Maroni a Saviano cancella l’intervento di Patrizia Moretti. Riportiamo gli elenchi che avrebbe dovuto leggere in diretta.

federico aldrovandi vivo La mamma di Aldrovandi: Ecco cosa avrei detto a Vieni via con meIl caso Saviano-Maroni, scoppiato una settimana fa dopo il monologo dell’autore di Gomorra e che ha scatenato le ire del partito del Nord, accusato dallo scrittore di interloquire con la ‘Ndrangheta, ha avuto ripercussioni sulle successive puntate della trasmissione condotta da Fabio Fazio e dallo stesso Saviano. Così succede che l’intervento del ministro degli Interni, che nei giorni scorsi aveva chiesto ed ottenuto il diritto di replica alle parole scomode dello scrittore, causerà un cambio nella scaletta della terza puntata in onda stasera.

I DUE ELENCHI – Viene annullato così l’intervento della mamma di Federico Aldrovandi, il ragazzo ferrarese ucciso nel 2005, all’età di 18 anni per mano di quattro poliziotti, condannati nel 2009 a 3 anni e sei mesi di reclusione. “Purtroppo – ha annunciato la signora Patrizia Moretti nei giorni scorsi – il prossimo 22 novembre non parteciperò a Vieni via con me. I primi contatti precedono la prima trasmissione, si erano già definiti quasi completamente poi, oggi, è cambiata l’impostazione della prossima puntata e quindi non sono più in scaletta. Certo mi dispiace, era una grande occasione, ma non cala di una virgola la mia ammirazione sconfinata per Saviano, la stima per Fazio e la redazione“. La mamma di Federico – ce lo ha segnalato RedStripe – avrebbe dovuto leggere due elenchi. Quello delle offese ricevute da Federico “per il solo fatto di essere morto per mano di quattro poliziotti” e quello delle persone che si sono mostrate vicine alla famiglia persone “manifestando il loro senso civico, l’esigenza umana e sociale di trasparenza e di giustizia“. Li riportiamo qui di seguito.
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Inviato il: Martedì, 23-Nov-2010, 00:06
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Satanasso
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purtroppo in questo paese la politica puo tutto e puo nulla quando cazzo vuole.....


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Dittatori a stelle e striscie o alleati occasionali ogni guerra e quella buona e fa ammontare i capitali.........
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vulcani84
Inviato il: Martedì, 23-Nov-2010, 19:46
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Vulcani
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purtroppo si. gli spot elettorali sono piu' importanti.


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vulcani84
Inviato il: Mercoledì, 13-Apr-2011, 11:30
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Caso Aldrovandi, "Io imputata dopo la morte di mio figlio"

Patrizia Moretti sarà processata il 1 marzo 2012 con l’accusa di diffamazione verso la pm Mariaemanuela Guerra per le critiche che fece alle prime indagini condotte dal magistrato sulla morte del figlio. A giudizio anche giornalisti e direttore della Nuova Ferrara

Il dolore ce l'ha dentro, e se lo tiene stretto. La rabbia invece la getta fuori con le lacrime che si asciuga, uscendo dal tribunale, e con parole misurate che non vuol più tenere a freno: «Non avrei mai immaginato di ritrovarmi imputata dopo la morte di mio figlio».

«Ma come hanno voluto fare il processo a Federico indagando su di lui solo sulla droga, ora lo faremo al magistrato che mi ha denunciato, la dottoressa Guerra». A 6 anni dalla morte del figlio, dopo processi, sentenze e veleni come vittima di una delle tragedie umane e giudiziarie più impensabili, Patrizia Moretti da ieri è imputata di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del pm Mariaemanuela Guerra. E' stato il gup Villani del tribunale di Mantova a decidere, con una udienza lampo, che lei, il direttore della Nuova Ferrara e due giornalisti (uno di loro a processo nonostante non abbia scritto nessuno degli articoli incriminati e chiamato in causa dalla procura perchè comunque avrebbe collaborato alla stesura o il suo nome potrebbe essere uno pseudonimo) dovranno presentarsi in tribunale il 1 marzo 2012.

«Sono da oggi imputata - ha spiegato la Moretti - per aver criticato il modo con cui vennero fatte le prime indagini sulla morte di mio figlio. I giudici hanno deciso per il processo, lo faremo, andando fino in fondo, senza scorciatoie e nemmeno remissioni di querele». All'udienza velocissima, il pm Fabrizio Celenza aveva rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio, nonostante le difese della Moretti e del giornale avessero prodotto copiosa documentazione su tutte le sentenze del caso Aldrovandi, Aldrovandi bis che contengono le dichiarazioni di altri magistrati ferraresi che si sono occupati di questi casi e di atti del Csm che aveva valutato l'operato della pm Guerra sul mancato sopralluogo il giorno della morte di Federico in via Ippodromo, il 25 settembre 2005. «Il processo non ci spaventa, sarà la stessa dottoressa Guerra il nostro principale teste a discarico» ha detto l'avvocato Fabio Anselmo, difensore della Moretti.


Il legale nella sua arringa ha fatto anche un accostamento singolare: le stesse affermazioni critiche sulle indagini della pm Guerra per cui ora è a processo la Moretti - ha riferito - sono le stesse, e più dirette, riproposte nel docu-film sul caso Aldrovandi di Filippo Vendemmiati, giornalista pluri-premiato in tutta Italia e che l'8 maggio prossimo sarà premiato dal presidente della Repubblica Napolitano, per la sua opera di denuncia. «Un filmato che non è stato querelato», ha spiegato al giudice il legale: «Perchè allora la Nuova Ferrara sì e altri no?».

Il difensore della Nuova Ferrara, Arrigo Gianolio ha sottolineato al giudice «che un magistrato dovrebbe avere sempre equilibrio e che in questa vicenda purtroppo mi pare sia mancato».

«E' assurdo tutto questo - ha commentato Patrizia Moretti -. A pensarci bene non ho ancora capito per quale motivo debba sostenere un processo come imputata. Solo per aver criticato come mio diritto l'operato del magistrato che si occupò della prima parte dell'inchiesta sulla morte di mio figlio: si è trattato di critiche che ho potuto fare solo dopo aver appreso nuovi fatti da inchieste e processi condotti da altri magistrati a Ferrara». «Voglio ricordare - conclude - che questa inchiesta era stata condotta da un altro magistrato, il pm Nicola Proto che ha portato a processo e fatto condannare i quattro poliziotti per la morte di mio figlio».

13 aprile 2011
lanuovaferrara.gelocal.it


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punkreas
Inviato il: Mercoledì, 31-Ago-2011, 13:08
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Caso Aldrovandi, i giudici di Appello: “La Questura ordinò di manipolare la verità”


Bologna: in 233 pagine viene motivata la sentenza che ha confermato la condanna dei quattro poliziotti: "Fu omicidio colposo, il ragazzo colpito con violenza gratuita, senza nessuna regola". Poi i riferimenti ai superiori degli agenti e al primo pm che si occupò del caso
“Non avere voluto squarciare il velo della cortina di manipolazioni delle fonti di prova, tessuta sin dalle prime ore di quel 25 settembre 2005, getta una luce negativa sulla loro personalità”. È una sentenza che sembra accompagnare la condanna penale a una morale.
Sono 233 pagine la cui lettura è un pugno nello stomaco per chi ha sempre chiesto verità e giustizia sulla morte di Federico Aldrovandi. E i giudici della corte di appello di Bologna, che lo scorso 10 luglio hanno confermato per i quattro poliziotti la condanna di primo grado a tre anni e mezzo per omicidio colposo, non fa sconti.

E non solo per quanto riguarda le responsabilità affibbiate a Paolo Forlani, Enzo Pontani, Monica Segatto e Luca Pollastri per la colluttazione che portò alla morte il ragazzo di 18 anni, ma anche per quanto concerne il comportamento di parte della questura di Ferrara, protagonista di “attività di falsificazione e distorsione dei dati probatori poste in essere sin dalle prime ore successive all’uccisione di Aldrovandi”.

Il giudice Daniela Magagnoli non si fa remore di definire “manipolazioni” quelle “ordite dai superiori” dei quattro agenti. Manipolazioni che però non escludono la responsabilità degli imputati, che anzi, proprio perché “pubblici ufficiali, privi di precedenti disciplinari, sono portatori di un ben diverso onere di lealtà e correttezza processuale rispetto ad un imputato “comune” e avrebbero dovuto portare un contributo di verità”.

Di più. “Lo stesso “onorevole stato di servizio” dei quattro ben lungi dal costituire un elemento attenuante, connota negativamente la loro condotta, improntata alla violenza ingiustificata prima e alla dissimulazione del vero poi, comportamenti che non hanno evidentemente trovato freno nello stato di servizio sino a quel momento immacolato”.

I giudici di secondo grado non risparmiano nemmeno la pm Mariaemauela Guerra, il primo magistrato incaricato del caso (e che ha querelato la madre di Federico e alcuni giornalisti per presunta diffamazione aggravata nei suoi confronti), parlando di “indagini preliminari iniziate nella sostanza vari mesi dopo i fatti e in seguito alla sostituzione del primo sostituto procuratore”.

È una seconda rivincita per Patrizia Moretti, che rimarca come “questa sentenza sottolinea chiaramente quanto sia stata importante l’opera di depistaggio attuata in fase di indagine. La questura di Ferrara ha avuto una parte importante nell’indagine e nel processo, nel quale abbiamo assistito a testimonianze false, inattendibili, lacunose, fuorvianti, come riconosce la corte d’appello”.

Diventa quasi secondario allora per la madre del giovane ricordare come i giudici descrivono il comportamento degli agenti, che hanno “scelto di porre in essere un’azione di contenimento e di repressione non necessaria nei confronti di un soggetto che aveva invece bisogno di trattamento terapeutico”.

Difficile però parlare di aspetto “secondario” se si scorrono le ultime pagine delle motivazioni, che descrivono come i poliziotti misero in atto una “manovra di arresto, contenimento e immobilizzazione condotta con estrema violenza e con modalità scorrette e lesive, quasi i quattro volessero “punire” Aldrovandi per il comportamento aggressivo tenuto nel corso della prima colluttazione”.

Il film di quel 25 settembre non è finito. La Corte continua deplorando l’intervento che “si stava trasformando in un autentico pestaggio”, in una accettazione di “violenza gratuita, assolutamente vietata dalle regole”.

Il caso Aldrovandi però non finirà qui. Le difese hanno già annunciato il ricorso in Cassazione. E in un eventuale terzo grado di giudizio la linea sarà quella dell’appello: “Non viene chiarito – spiega l’avvocato Bordoni – quale comportamento alternativo i quattro imputati avrebbero dovuto porre in essere in quelle condizioni (alle 6 di mattina, in strada, contro un ragazzo di 80 chili alterato) e fino a quando non si accerterà chi gravava sul corpo di Federico e da chi è stata esercitata la pressione letifera, non si potrà attribuire una responsabilità”.

Forse però all’avvocato Bordoni hanno già risposto i giudici di appello: “Le immagini di Aldrovandi sono agli atti e sostenere cose diverse non è possibile”.

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vulcani84
Inviato il: Mercoledì, 31-Ago-2011, 19:44
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QUOTE (punkreas @ Mercoledì, 31-Ago-2011, 13:08)
Il giudice Daniela Magagnoli non si fa remore di definire “manipolazioni” quelle “ordite dai superiori” dei quattro agenti. Manipolazioni che però non escludono la responsabilità degli imputati, che anzi, proprio perché “pubblici ufficiali, privi di precedenti disciplinari, sono portatori di un ben diverso onere di lealtà e correttezza processuale rispetto ad un imputato “comune” e avrebbero dovuto portare un contributo di verità”.
I giudici di secondo grado non risparmiano nemmeno la pm Mariaemauela Guerra, il primo magistrato incaricato del caso (e che ha querelato la madre di Federico e alcuni giornalisti per presunta diffamazione aggravata nei suoi confronti), parlando di “indagini preliminari iniziate nella sostanza vari mesi dopo i fatti e in seguito alla sostituzione del primo sostituto procuratore”.

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Carcere per tre dei poliziotti condannati per la morte di Aldrovandi

Lo ha stabilito il Tribunale di sorveglianza di Bologna, in merito alla pena residua di sei mesi: fra le motivazioni, la violazione dei protocolli di intervento e la mancanza di pentimento. La difesa aveva chiesto l'affidamento ai servizi sociali o, in subordine, i domiciliari. Il quarto agente sarà giudicato a febbraio. La madre di Federico: "Segnale di civiltà, ora lo Stato si dissoci da loro". Candidato bolognese di Fratelli d'Italia: "Sentenza choc, subito la clemenza"
di LUIGI SPEZIA

Carcere per tre dei poliziotti condannati per la morte di Aldrovandi Federico Aldrovandi morì all'alba del 25 settembre 2005, a Ferrara, durante un intervento della polizia

Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha decretato il carcere per tre dei quattro poliziotti - Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri - condannati definitivamente per omicidio colposo nel giugno scorso dalla Cassazione per la morte di Federico Aldrovandi, all'alba del 25 settembre 2005, a Ferrara. "Un segnale di civiltà" per la mamma di Federico, Patrizia Moretti, che ora spera che "li licenzino dalla polizia. Questo paese non li merita". Il quarto poliziotto - Enzo Pontani - sarà giudicato a fine febbraio.

"Gridava: Basta, aiutatemi, e loro continuavano a colpirlo"

LE MOTIVAZIONI Cassazione: "Repressione estrema e inutile"

Il Tribunale presieduto dal giudice Francesco Maisto ha dunque respinto il ricorso degli avvocati che chiedevano l'affidamento in prova ai servizi sociali per il periodo di sei mesi, pari al residuo di pena dopo che tre anni sono stati condonati a causa dell'indulto. Gli avvocati in subordine chiedevano gli arresti domiciliari ma anche questa richiesta è stata respinta, mentre
è stata accolta la richiesta del procuratore generale Miranda Bambace che in una durissima requisitoria ha chiesto la pena massima del carcere per sei mesi.

Gli agenti delle volanti di Ferrara Forlani, Segatto e Pollastri entreranno dunque in cella per scontare la pena e saranno come minimo sospesi dalla Polizia. Una delle motivazioni della decisione sta nella considerazione che nell'intervento per bloccare Federico Aldrovandi gli agenti hanno violato una serie di protocolli di intervento, compreso il fatto che non era previsto in un caso del genere l'uso degli sfollagente che invece sono stati impiegati con foga fino a spezzarli.

Un'altra valutazione del Tribunale riconduce al comportamento degli agenti dopo i fatti e cioè che mai i poliziotti hanno dimostrato dispiacere o pentimento per la morte del giovane e, anzi, nella requisitoria del pg è stata riportata la cronologia degli atteggiamenti assunti da uno di essi, Forlani, che anche ha insultato la madre di
Aldrovandi. Forlani ha manifestato pentimento per quest'ultimo gesto ma non per la morte di Federico. E i suoi atteggiamenti sono stati ritenuti strumentali per fare in modo di non entrare in carcere.

La madre: "Giustizia per Federico". ''Un altro passo nella direzione giusta e un altro pochino di giustizia che arriva per Federico'', commenta la madre del 18enne, Patrizia Moretti. ''Credo - ha aggiunto parlando con l'Ansa - che il carcere sia una cosa giusta. Chi ha ucciso una persona merita la pena maggiore''. L'auspicio, ora, è ''che lo Stato si dissoci da loro. La Polizia non li merita, nessuno di noi li merita".

L'avvocato della famiglia Aldrovandi, Fabio Anselmo, giudica quello di oggi ''l'atto finale di un lungo percorso che non poteva avere, secondo giustizia, meta diversa''.

Sel, Vendola: "Introdurre reato di tortura". "Alla famiglia di Aldrovandi un grande abbraccio: da loro in questi anni gesti e parole di grande dignita'. Ora il nuovo Parlamento che verrà faccia diventare reato la tortura anche in Italia", scrive Nichi Vendola, presidente di Sel.
Sulla stessa linea Valentina Cuppi, di Sel Bologna: "Bene la decisione del tribunale di sorveglianza di Bologna sul carcere per tre dei quattro poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi, ma Patrizia Moretti ha ragione, non basta. Perché sei mesi di reclusione non sono proporzionati alla colpa commessa - un omicidio compiuto vestendo la divisa - e perché fino ad ora i tre poliziotti sono stati solo sospesi dalle Forze dell'Ordine. Stiamo parlando di tre membri delle forze dell'ordine che hanno ucciso un ragazzo vestendo la divisa e che peraltro non si sono mai pentiti. Non possono continuare a far parte di un corpo di polizia che ha come prima funzione quella di tutelare i cittadini e farli sentire al sicuro. La risposta che ci sentiamo di dare alla mamma di Federico Aldrovrandi e alle 10 richieste di Amnesty International per l'Agenda per i diritti umani è la garanzia del nostro impegno per l'istituzione del reato di tortura in Italia. Un provvedimento improcrastinabile di cui discuteremo in due dibattiti pubblici proprio con Patrizia Moretti".

Candidato Fratelli d'Italia: "Sentenza choc, subito la clemenza". Accoglie la pronuncia del tribunale come "una vergogna senza precedenti" Massimiliano Mazzanti, esponente del movimento di destra Fratelli d'Italia. "Un ufficio giudiziario, con una sentenza che odora di politica, decide che tre poliziotti, condannati per omicidio colposo a seguito di eccesso colposo nell'esercizio delle loro funzioni d'istituto, vengano sbattuti in galera, a scontare per di più un residuo di pena. Tre poliziotti in galera per un semestre di pena residuale, quando si chiede di liberare galeotti e spacciatori con la scusa che gli istituti di pena scoppierebbero. E' una vergogna senza precedenti", attacca Massimiliano Mazzanti, capolista al Senato di Fratelli d'Italia. "Mi adopererò per un'immediata petizione per ottenere subito un provvedimento di clemenza per degli agenti che, se hanno sbagliato, hanno sbagliato nello sforzo non facile di garantire sicurezza e ordine nelle nostre strade".

Il sindacato: "Bisogno di vendetta". "Prendiamo atto che in Italia tre poliziotti imputati per eccesso colposo sono ritenuti talmente tanto pericolosi da dover essere rinchiusi in una cella, e la cosa rappresenterà certamente un buon esempio...". E' il commento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia. "Sappiamo che questa decisione è estremamente funzionale il bisogno di vendetta dei protagonisti di questa drammatica storia, che comunque per avere piena soddisfazione pretendono che i colleghi perdano pure il posto di lavoro, anche se questo non è previsto da alcuna norma. Sappiamo che è funzionale anche alle campagne d'odio e denigrazione delle forze dell'ordine che, per qualche incredibile motivo, in mezzo a ruberie e abusi d'ogni genere, hanno vinto la poltrona dei cattivi dell'anno in questo strano Paese. Sappiamo che è funzionale a chi sull'emotività scatenata dalle vicende umane altrui ci marcia e ci racimola consensi, lettori, ascoltatori, candidature. Ma sappiamo, altrettanto concretamente, che è funzionale pure alla crescita esponenziale delle ansie e dei patemi che accompagnano ogni giorno di più tutti i poliziotti che scendono in strada con uno stato d'animo facilmente immaginabile".

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(29 gennaio 2013)
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metiu
Inviato il: Domenica, 10-Feb-2013, 21:36
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Satanasso
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Sesso: M come metiu

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non avevo visto!beh buono da una parte e tristezza dall'altra (il candidato e il sindacato...babba bia...)

polizia dappertutto-giustizia no


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ma un giorno infilo distratto,
nel mio lettore un disco a testa in giù
si stabilisce un contatto e una voce mi dice sono belzebù


METIU CULO CULO CHI NON LO SCRIVE! ( <---chi è il simpatico che ha aggiunto questa scritta?BRUNOMOSESSUALE!)

BUH


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A NATALE SIAMO TUTTI PIU .....GRASSI!...
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Cierra los ojos,piensa en todo lo q t hizo sonreir en el ano que termina y olvida todo lo dema...ojala esas sonrisas se multipliquen x 2006...FELIZ ANO
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(*v*)
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^ ^ questo è Burbugianned,il fratello di Bunny e Bunned.Copia Burbugianned nella tua sign e aiutalo a prendere a calci in culo Bunny e Bunned

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Ti piacerebbe spararmi e poi darmi del violento,alzarti senza mai pagare il conto,ti piacerebbe...ma non consento!non consento!

c'ho un rigurgito antifascista,se vedo un punto nero ci sparo a vista!!
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